02 luglio 2012

Il MUSE di Trento, tra tradizione e trasformazione urbana. Renzo Piano docet tra le polemiche

 

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Sarà visitabile dal pubblico sabato prossimo, 7 luglio, ma nel frattempo è già “stato” consegnato alla città, in attesa delle operazioni di allestimento che inizieranno nelle prossime settimane. Una riconversione iniziata nel 2008, nell’area dell’ex Michelin di Trento, e che a detta del sindaco della città, Marco Andreatta, diventerà uno dei nuovi simboli della città, famoso quasi come il Concilio.
Ora, senza stare a esagerare si tratta a tutti gli effetti di un’opera faraonica, come non poteva diversamente essere, soprattutto affidandosi alla progettazione di un archistar come Renzo Piano, che però ha definito il suo nuovo fiore all’occhiello diverso da tutti gli altri suoi progetti nel mondo «grazie alla luce, la grande luminosità che richiama quella del Trentino, come le sue linee costruttive in legno». Rispetto dei tempi e dei budget, ma ora il mausoleo andrà riempito non solo di scienza ma anche di contenuti: «Stiamo dando nuova sede a una tradizione scientifica e culturale che ha già una lunga storia -ha dichiarato il governatore della regione Dellai- tutto questo dialogherà con una città che cresce sotto molti altri punti di vista».
Uno scherzetto che però è costato 70 milioni di euro, e che ha suscitato molte polemiche anche per i suoi futuri costi di gestione, che si aggireranno intorno ai 6 milioni annui, nonché altri 4 milioni di arredo. D’altronde la superficie, in vetro, acciaio e legno non è proprio microscopica: oltre 20mila metri quadrati totali, snodandosi su una lunghezza massima di 130 metri ed una larghezza di 35 metri suddivisi in 5 piani di cui 2 interrati. L’apertura effettiva, con la collezione, è prevista invece per il 2013.

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