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Non c’era mai andato, ma ieri ha fatto tombola, Mario Monti sulle reti Mediaste. Spread, coesione della maggioranza, l’Italia migliore che lascerà il governo dei tecnici. E poi i giovani. Guai a baloccarsi ancora con l’idea del posto fisso. Roba del passato, ma soprattutto una vera “noia”. Così ha definito il premier l’idea di sedere tutta la vita dietro la stessa scrivania. Una cosa che molti giovani italiani sanno già, tant’è che la parte migliore di loro non solo non ambisce al posto fisso, ma emigra all’estero. E l’arte, in questo senso, può essere il modello. Esagerato? Mica tanto. Almeno negli ultimi dieci anni, gli artisti si muovono molto più di prima: residenze, che per fortuna sono diventate una pratica all’ordine del giorno, interesse a mettere il naso oltre le mura domestiche e consapevolezza della necessità di farlo, fanno il resto. E non è un caso che gli artisti in mobilità siano quelli riconosciuti a livello internazionale: Cattelan, Beecroft, Vezzoli, Bonvicini, Trouvé, per citare i casi più visibili. Così è anche per i curatori. Che si affermano meglio all’estero che in Italia e meglio se flessibili, piuttosto che ancorati a una stanza di un qualunque museo. La prova migliore viene proprio in questi giorni dalla nomina di Massimiliano Gioni alla Biennale di Venezia. Certo, fa una bella differenza, il mondo attraente dell’arte e quello più opaco del lavoro tout court, e non si vogliano istituire confronti fuori luogo. Ma, come sanno molti artisti, non è tanto facile neanche affermarsi nel mondo dell’arte. Il gigantismo economico di cui parla Richard Amstrong, direttore del Solomon Guggenheim di New York, penalizza particolarmente i giovani talenti e la loro ricerca. Che se non hanno un barlume di sostegno dal mercato e dai collezionisti vanno poco lontano. Ma che per fortuna non si lasciano neanche sopraffare da tutto questo. E con una tenacia e una passione che molti loro coetanei dovrebbero prendere ad esempio, pedalano.











sarà meglio annoiarsi o scegliere la fuga all’estero? Meditate gente, meditate.
In Italia, a pedalare pedaliamo tutti.Il punto non è il posto fisso o mobile ma i diritti e le garanzie da attività svolte, in qualsiasi forma a prescindere dalla tipologia normativa a cui fanno rifertimento.
Da una parte, associare a contratti senza alcuna garanzia, la creatività e l’innovazione del lavoro/mansioni svolte e la gioia di una vita dinamica è una menzogna ideologica in cui nessuno più casca. Dall’altra, il posto fisso è dentro l’ immaginario di un’altra epoca: voler, nel 2012, associare ad un contratto con alcune garanzie, la figura del nullafacenteimpiegatotriste è fuori tempo massimo.
La tipologia di contratto non c’entra un tubo con la tipologia di lavoro e prestazioni erogate, con quello che viene chiesto di mettere a lavoro…questo chi vive, non tanto dentro o fuori l’arte ma dentro o fuori il 2012 lo sa.
Se la rete di garanzie fosse svincolata dalla tipologia di contratto, la scelta delle attività umane da svolgere nelle nostre giornate e nel corso delle nostre vite potrebbe essere certamente più serena, quantomeno. E nonostante le indicazioni sovranazionali, l’Italia è l’unico Paese dell’UE, insieme a Grecia ed Ungheria, a non avere alcuno schema di reddito minimo. Non ce la si fa più a sentir parlare per frasi fatte, dopo un decennio/ventennio di propaganda e illusione sull’uomo-impresa, ora occorre fare i conti con la materialità delle vite e dei conflitti in atto e nascenti, che ci parlano del ricatto in cui tutti, a prescindere dal regime del contratto di lavoro, siamo dentro.
Non c’è fuga all’estero che tenga, e il mondo del lavoro come il mondo dell’arte, sono ancorati ad un sistema economico-psicologico che si sta sgretolando lentamente.
La religione del mercato, con i suoi pregi e difetti, è molto forte ma annebbia la vista: un giovane oggi (non iscritto alla nonni genitori foundation, che cmq porta danni psicologici non indifferenti) che guadagna bene deve lavorare 12-14 ore al giorno (quindi ammesso che abbia un posto di lavoro)…e così non ha più TEMPO per godersi il proprio denaro e la propria famiglia….quindi???
Bisogna sostituire all’idea di denaro l’idea di Tempo come nuova moneta. Vi invito a leggere questa mia intervista a Maurizio Cattelan sull’argomento:
http://www.whlr.blogspot.com/2011/11/la-rivoluzione-siamo-noi-intervista-di.html
Si può chiedere sempre consiglio a Vittorio SGARBI,che dall’alto del suo bagaglio artistico aveva battuto tutti i records di assenza dal “posto fisso” ed alla fine è anche caduto all’impiedi…
Lavorate per stabilizzare la gente,senza scaturire irritazioni e malessere in modo gratuito. Non solo il danno ma pure la beffa…c’è gente che manco lo cerca più un posto di lavoro, e non diciamo che certe cose non le vogliono fare perchè….., il punto è che il nostro bel paese continua ad essere spolpato oltre l’osso, c’è chi oltre al noiossimo posto fisso fa tante altre cose ben retribuite senza però lasciarlo ad altri il loro noiossimo posto.
Io sono una pittrice,ho studiato all’ISA,ed è dal 1995 che ho cominciato a partecipare a collettive e concorsi,con soddisfazioni personali e con riconoscimenti,inoltre posso dire che ho avuto diverse richieste di lavori su commissione:il mio obbiettivo è riuscire ad avere un laboratorio d’arte dove oltre a dipingere posso creare con ceramica,legno e ogni supporto che possa ispirarmi….tuttavia da quattro anni ad oggi devo lavorare in un call center,dove il mio fisso mensile non arriva a mille euro,ma almeno posso pagare le bollette,mantenermi la macchina,e mettere qualcosa da parte per il mio progetto,ovviamente non vado nei locali e risparmio su tante cose,ma è dura lo stesso e il tempo che passa è un peso non indifferente;tutto questo perchè tenendo presente che le tasse a fine mese devono essere pagate,qualcosa la devi mangiare,e poi affinchè come artista devi avere una visibilità comunque costante,quindi oltre al sito web(che ho),ci sono le pubblicazioni,le riviste d’arte,il gallerista,e poi partecipare a fiere e concorsi,e il materiale…ebbene come ogni attività autonoma,non sempre le entrate consentono di coprire il tutto,anch’io ho ceduto al compromesso del fisso mensile(non arrivo a mille euro)ma perchè non avevo soldi a sufficenza per fare arte e basta.Certo è facile parlare quando hai un conto in banca consistente,dire che palle il posto fisso,ma quando non hai nulla anche i sogni costano..A proposito dimenticavo,ho 37 anni…e l’unica cosa che mi fa andare avanti è la speranza che prima o poi riuscirò a vivere della mia arte ma allo stesso tempo mi angoscia la consapevolezza del tempo che tolgo alla ricerca costante che ogni artista deve compiere.