16 dicembre 2009

Il sottosegretario Giro: “A Roma un quadrilatero dei musei”. Ma per industrializzare la cultura ci vuole altro…

 

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Un’unica Fondazione che racchiuda Maxxi, Macro, Palaexpò e Galleria Nazionale d’Arte moderna. Oppure un Consorzio, dove i quattro soggetti manterrebbero la loro autonomia”. Sono molte le ipotesi che escono dall’auditorium del Maxxi, dove il mondo dell’arte – nei suoi rappresentanti politici e amministrativi – si è dato appuntamento per la presentazione del sesto Rapporto Annuale Federculture, dal titolo Crisi economica e competitività. La cultura al centro o ai margini dello sviluppo?.
E la risposta del sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro ha appunto preso a campione la Capitale, prefigurando questa sorta di “quadrilatero” della cultura romana, “un unico grande organismo assolutamente competitivo a livello internazionale”.
Per far fronte alla crisi di presenze ed ai tagli di bilancio, sostiene Giro, “bisogna ragionare in questi termini. Qualità sì, ma aggredire il problema con una logica industriale. Siamo piegati dal turismo ‘mordi e fuggi’ e ci dobbiamo confrontare con Londra e Parigi che vantano più del doppio della durata della permanenza”.
Certo, non possiamo non notare come sia davvero curioso che si pensi che “industrializzare” il settore significhi semplicemente mettere tutti i musei sotto lo stesso cappello per perseguire fini turistici. I musei hanno come primo scopo quello di produrre contenuti, sono altri i soggetti che devono occuparsi di mettere a sistema questi contenuti e “rivenderli” a fine turistico, non i musei stessi.
Questo potrebbe essere il compito di una eventuale agenzia, che metta a sistema il lavoro di diversi spazi, che ne armonizzi gli orari, gli acquisti, il personale, la comunicazione, che magari crei un biglietto integrato. Ma che risposta alla crisi può essere quella di prendere alcuni musei e fonderli uno nell’altro? Perché questo dovrebbe renderli più competitivi nella loro ricerca, nella loro offerta culturale, nella loro visibilità internazionale?

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www.federculture.it

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5 Commenti

  1. Se questi sono i presupposti stiamo freschi. Per competere basterebbero 2 lire e personalità in gamba. Giro vuole riproporre anche sulla cultura il modello economico che sta andando a picco. La parola chiave e’ contenuti. Ma cosa ci si può aspettare da operatori che si formano tra arido professionismo e politica? Bisogna bypassare tutto questo!

  2. qualcuno glielo dice che la logica industriale con cui vuole aggredire è proprio quella che ha generato la crisi? E poi perché non provare ad applicare una logica culturale all’industria?

  3. Cari Assessori alla Cultura, come mai nelle grandi città come Milano e Roma, non si fa un percorso o un carnet di TKT cumulativi che comprendano, in un determinato arco di giorni , l’INGRESSO ad un numero( alto) di musei ??
    In questo intento c’è riuscita TORINO e Barcellona che ho rivisto recentemente..
    Noi si deve pagare tutto, museo x museo , senza alcun vantaggio economico così..negli ultimi tempi di crisi la cultura ne risente..
    Anche con tutta la buona volontà gli utenti sono sempre più “spremuti”. Anche lo sconto ai 60enni si è innalzato a 65 anni..così non ci va + nessuno.

  4. Signora Motta, concordo pienamente, ma è uno sperare invano, poichè per quei signori la perfezione sarebbe di farci lo sconto dopo morti (noi, loro scampano in eterno, avendo madri eternamente incinta)

  5. Davide, parole sante..Rossi: idem !

    sull’argomento consiglio vivamente la lettura (anche ai sottosegretari)del libro : Ugo Morelli, Gabriella De Fino (cur.) Management dell’arte e della cultura. Competenze direzionali e relazioni lavorative nelle istituzioni dell’arte e della cultura, Franco Angeli, 2010,pp.192 –

    pochi euro ben spesi per inquadrare bene i fondamentali ..

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