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Della collezione dell’Avvocato Giuseppe Iannaccone vi abbiamo già parlato: in uno splendido studio affacciato su piazza San Babila, a Milano, cento opere affollano i muri di sale riunioni, corridoi, uffici, passando da Marc Quinn a Francesco Gennari, da Kara Walker a Shirin Neshat. Ma non è tutto, perché l’Avvocato – seguito da quindici anni nella sua passione dalla responsabile della raccolta, Risha Paterlini – è anche appassionato di artisti che hanno lavorato tra le due guerre, in senso non convenzionale rispetto alle esperienze ufficiali di Novecento e Valori Plastici: Scipione, Birolli, Mafai, definiti come «coloro che rappresentavano il vero, la realtà dei fatti, i fiumi di sangue e di inquietudine che attraversavano l’epoca, discostandosi dall’ufficialità», presenti nella collezione con 200 opere circa.
Ma perché proprio loro? «Mi sono serviti per capire la storia, e perché facevano poesia seguendo l’umanità». Già, è appassionato di umanità Iannaccone, di quell’aspetto dell’arte come possibilità di “colmare” i vuoti dell’esistenza, di sceneggiarla, di metterla “In Pratica”.
Ecco la parola chiave, titolo di un progetto che si articolerà da oggi (presentazione alla stampa) ai prossimi 18 mesi, e che vede come primo protagonista il giovane scultore Davide Monaldi, 1983, per arrivare poi a Luca De Leva (la prossima primavera) e chiudere il trittico con i vecchio “giovanissimi” che citavamo poco sopra: i pittori italiani tra i conflitti, in una sorta di ritorno all’attualità degli antichi Maestri.
«Che il lavoro di giurisprudenza sia slegato dall’umanità non è affatto vero – ricorda l’Avvocato – In fin dei conti, oltre le leggi ci sono gli uomini. Ecco perché tendo a privilegiare gli artisti che hanno sensibilità nei confronti di certe tematiche, e l’incontro con Davide Monaldi è stato un colpo di fulmine».
Un ottimo colpo di fulmine, verrebbe da dire, visto che lo studio si è riempito di ceramiche che raccontano l’universo intimo dell’artista, in una forma autobiografica e trattata con maestria con uno dei supporti più antichi e rivoluzionari dell’arte: la terracotta.
Sulle mensole dei corridoi, per esempio, troverete i piccoli autoritratti di 365 (nelle foto): tanti piccoli Monaldi, alti 20 centimetri circa, suddivisi per ogni giorno dell’anno, con la sciarpa o a torso nudo, in base alle stagioni. Un atto di ricordo, come lo è il mettersi a nudo di Moleskine Guy, idealmente un ritratto “scritto” tramite un corpo umano scultoreo e quasi “robotico”, costituito di migliaia di elementi che compongono infanzia e adolescenza dell’artista; c’è poi il Canestro da Basket con uccellino, che segna un punto di svolta, il passaggio da infanzia ad età adulta, o la costrizione degli Elastici, in dialogo con Juan Muñoz. «Avevo in mente un progetto preciso. Volevo realizzare una seconda pelle, una corazza. Io sono il soggetto con cui sono a più stretto contatto, e so quali sono gli elementi che mi definiscono e riesco così a trasferire nel lavoro emozioni che diversamente, forse, non riuscirei a comunicare», spiega Monaldi. Volete scoprire tutto di questa collezione che Iannaccone non vuole “imporre” alla cittadinanza, ma per la quale è necessario suonare il campanello (in attesa, chissà, forse, di veder nascere una fondazione)? Allora sappiate che fino al 30 aprile avrete tempo, in piccoli gruppi, il sabato mattina. Prenotatevi: www.collezionegiuseppeiannaccone.it












