30 ottobre 2012

Joana Vasconcelos, ovvero il Portogallo alla Biennale di Venezia. Consacrazione per l’artista più amata da Pinault

 

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Il suo nome negli ultimi tempi è comparso un po’ ai quattro angoli del mondo dell’arte, a rafforzare una fama che l’aveva incoronata alla Biennale di Venezia, nel 2005, quando all’Arsenale, in mezzo alle Guerrilla Girls, presentò un candido lampadario barocco –Novia– composto da 14mila tampax. Oggi Joana Vasconcelos torna sui suoi passi, ovvero torna alla Biennale di Venezia, ma come protagonista, rappresentante del Padiglione del suo Paese: il Portogallo.
Una nomina che arriva all’indomani della sua personale da Haunch and Venison di Londra, in occasione di Frieze e, poco prima, al Castello di Versailles -dove però Novia non è stato accettato- alla stregua di Jeff Koons e Murakami e prima della programmata mostra di Giuseppe Penone nel 2013. L’artista, nata a Parigi nel 1971, ora dovrà misurarsi con il nuovo “padiglione” della Biennale. Che sarà probabilmente un’imbarcazione. Esatto: una struttura galleggiante che, secondo l’artista, «sarà l’equivalente del vaporetto veneziano. Quello che voglio fare è collegare queste realtà: la città di Lisbona, la città di Venezia, e la classe operaia che attraversa il fiume ogni giorno in entrambe le città. La barca sarà trasformata attraverso il mio lavoro tessile, diventerà un mondo diverso. Inoltre c’è un legame storico tra Lisbona e Venezia, forse anche di rivalità: i portoghesi strapparono i commerci dell’Oriente a Venezia per la loro capacità nell’essere più veloci. Non voglio riportare in mostra questa storia del passato però: Venezia e Lisbona si intrecceranno nel presente delle loro identità». Per ora in bocca al lupo. E conoscendo l’opera di Vasconcelos non possiamo che aspettarla con le migliori speranze.

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