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Alla presenza del ministro Dario Franceschini, del presidente della Biennale Paolo Baratta e del direttore del Google Cultural Institute Amit Sood è stata ufficializzata oggi la collaborazione tra La Biennale e Google. Ancora una volta la tecnologia diventa uno strumento per valorizzare il patrimonio culturale o, per dirla con le parole di Sood “per la democratizzazione della cultura e dell’arte, una forza dirompente che aiuta le istituzioni culturali ad aumentare il proprio potenziale, rendendo i loro progetti accessibili a un maggior numero di persone e nel tempo.”
Le potenzialità di questo nuovo sodalizio sono effettivamente notevoli, considerato che per la prima volta sarà possibile non solo fruire della Mostra dopo la sua conclusione ufficiale, ma anche iniziare a scoprirla prima dell’apertura al pubblico. Oltre 4mila opere e immagini provenienti dalla Mostra internazionale e dalle mostre di 80 Paesi dei vari padiglioni nazionali saranno accessibili online insieme alle immagini Street View delle aree espositive dei Giardini e dell’Arsenale. Ognuno potrà realizzare la propria galleria personale con le opere preferite e discuterne con altri appassionati su un’apposita chat, senza contare l’applicazione per dispositivi mobili con cui prendere parte ai tour della mostra digitale.
Il presidente Baratta ha sottolineato come la tecnologia non debba rappresentare un’alternativa alla fruizione diretta, quanto piuttosto diventare un incentivo a vedere l’arte con i propri occhi, a spingere l’appassionato ad approfondire l’esperienza culturale una volta uscita dalle strutture museali. La speranza è quella che la tecnologia diventi a tutti gli effetti un alleato dell’arte nella diffusione della cultura a tutti i livelli, aiutando a sfatare il mito dell’arte come piacere elitario per pochi fortunati, aiutandola a diventare finalmente un bene comune.












