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Se Dia Art Foundation è in crisi, e mette in asta alcuni dei suoi “best of” per avere liquidità per l’acquisto di nuove opere, c’è da dire che nelle operazioni di supporto di certo l’attività non va male. Soprattutto in senso morale. Quello che ha fatto Thomas Hirschhorn nel South Bronx, ovvero la casa Gramsci Monument, il quarto edificio temporaneo progettato dall’artista per riscattare la comunità e primo intervento pubblico negli States, sta compiendo un piccolo miracolo che non solo ha attirato a sé colleghi entusiasti dell’operazione, come Tim Rollins, che nel Bronx ha dato il via, nel 1982, al progetto dei Kids of Survival. Inaugurato oggi, la popolazione è stata coinvolta nei mesi precedenti, e già è all’opera per rendere “propria” la struttura zeppa degli aforismi del grande italiano.
A Forest Houses, il piccolo quartiere vicino a Morrisania dove Gramsci Monument è stato installato, Manhattan sembra lontana come un altro pianeta, nonostante siano circa 4 le fermate di metropolitana che la separano da questa ala di Bronx.
Per due mesi e mezzo questa struttura sarà un po’ il centro pulsante del quartiere: ci saranno reading, lezioni di filosofi, corsi per bambini di tutte le età. Baby sitter e insegnanti a cui affidare i piccoli. E poi ancora concerti di musica classica e rock, spettacoli teatrali. Seminari sull’arte e sulla cucina. Una radio e un giornale che verranno animati da chi abita le case qui attorno. E un bar dove ogni sera verrà servito l’happy hour dalle sei alle sette. Anche senza conoscere Gramsci, questo è il bello. Perché nella Grande Mela, e nel Bronx, non si tratta di un personaggio così familiare. Qualcuno lo definisce un poeta, altri un politico morto in carcere.
E così dopo i modelli costruiti su Spinoza, Deleuze e Bataille, sono le “ceneri” a venirne fuori alle pareti. Pezzi di una casa che, in una lotteria, sarà data ai cittadini a settembre. La prospettiva, come vi avevamo annunciato quando Dia era uscita con la notizia di questo nuovo progetto, cambia. E forse Gramsci, con il suo immenso pensiero e la grande libertà, non è che un pretesto per promuovere ancora un senso di appartenenza che solo l’arte può strappare al vecchio ghetto.


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