20 febbraio 2013

La moda aiuta l’arte. O la mette in gabbia? Ecco che cosa contribuiranno a realizzare le prossime sfilate di Roberto Cavalli

 

di

Arco della Pace, Milano

Milano fashion week, uno degli eventi principali del panorama milanese, sia a livello di immagine, sia commercialmente e di “cassa” parlando. Tra le altre sfilate, da qualche anno Roberto Cavalli, l’eccentrico brand che si ricorda spesso per le “tinte” leopardo-maculo-zebrate, ha scelto l’Arco della Pace come location privilegiata, vedrà la cifra sborsata per l’occupazione del suolo pubblico, alcune migliaia di euro, versate nelle Casse della Soprintendenza per i Beni Architettonici, e servirà a finanziare un nuovo progetto intorno al momumento del Cagnola, già ristrutturato e portato all’antico splendore un paio di anni fa. 
Eppure pare che secondo la Soprintendenza il grande Arco, facente parte dell’antica Porta Sempione, con lo sguardo rivolto verso nord ovest, debba essere di nuovo sistemato. Ma non solo, è prevista anche una cancellata che era già stata preventivata dai progettisti che lavorarono con il Cagnola nei primi anni dell’800, tra cui Francesco Peverelli, Nicola Pirovano, Domenico Moglia, e che avevano fatto parte della struttura fino ai primi anni del ‘900. 
Il costo totale complessivo? 100mila euro. Una gabbia che chiuderà il monumento 24 ore su 24, aperta solo in occasione di visite guidate. Ora, senza nulla togliere al problema dei writers e dei vandali, siamo davvero così sicuri che anche questo ultimo angolo di storia meneghina “libera” e fruibile da tutti debba essere chiusa a chiave? Davvero è così funzionale tornare al progetto originale e chiudere fuori la vita, tra l’altro molto brulicante nel periodo estivo, di tutta la zona? E ancora, davvero questi 100mila euro non hanno nessun altro luogo a Milano dove poter essere spesi?

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