10 marzo 2015

La musica e l’arte, separate ma contaminate. All’Auditorium San Fedele vanno in scena gli “Inner Spaces”

 

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Musica elettronica, arte visiva e i reciproci innesti. Sarà moda? Forse. Le contaminazioni sono ormai tante che spesso si avvicendano senza una soluzione (certa e netta), dell’una come dell’altra. Inner_Spaces è una rassegna di musica e arte sonora, ideata dalla crew S/V/N/, e inaugurata all’Auditorium San Fedele di Milano, con un programma che proseguirà fino a maggio. Si diceva dei pericoli delle contaminazioni, schivati in questo caso da una semplice quanto chiara presa di posizione: la musica sta da una parte, l’arte dall’altra. Ma ciò non vuol dire che non possano convergere nel momento dell’esecuzione. È quello che è accaduto ieri sera al teatro milanese. Tema dell’iniziativa è indagare gli “spazi interni” del suono a partire, ad esempio, dalla prospettiva siderale di Symphonies of the Planets: una sonda nello spazio della Nasa Voyager Recordings che registra i suoni del cosmo. Il finale è fin troppo “pop”, con un brano degli Autechre (il duo inglese di musica elettronica attivo dal 1987), ma effettivamente molto vicino allo spettro sonoro del vento solare. 
Protagonisti della serata sono stati Bernard Parmégiani e Andrew Quinn. Il primo, uno dei massimi esponenti della musica acusmatica, scomparso nel 2013, il secondo video artista australiano. Prima esecuzione pubblica per Création du Monde, opera composta tra il 1982 e l’84 che ripercorre la “venuta al mondo” del mondo. Se è sempre difficile riportare con le parole quello che è stato prodotto dal suono, c’è da dire che il rischio di questo esperimento era nella mancanza dell’attore/interprete sul palco: nessuno strumento musicale, nessun esecutore, ma un corale ensemble di amplificatori. Ed è qui che l’arte visiva di Andrew Quinn non viene tanto “in soccorso” dell’ascolto, ma completa un percorso che già procede certo sul suo sentiero. L’artista, dal canto suo, è già avvezzo ad accompagnare il suono, com’è avvenuto nel 2012 alla Biennale Musica di Venezia e con Burial l’anno successivo, sempre all’Auditorium San Fedele. Quinn interpreta la cosmogonia del compositore francese in modo cauto ma non per questo poco originale, dividendo lo schermo tra il centro, dedicato alla creatività e al darsi spassionato al suono (nei tre momenti di “Luce Buia”, “Metamorfosi del Vuoto” e “Segni di Vita”), e i lati, dove riporta lo spettatore al tempo, tentando l’ordine di un ritmo visivo. 
Prossimo appuntamento sabato 21 marzo con Francesco Zago che eseguirà Steve Reich e gli Emptyset. (Eleonora Minna)

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