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In Francia l’hanno già ribattezzato “Dallas-sur-Seine”, in onore alla celeberrima soap opera.
Parliamo del caso del dealer Guy Wildenstein e della sua ricchissima famiglia che, da lunedì, inizierà un iter processuale a Parigi con l’accusa di riciclaggio di denaro sporco e frode fiscale. Che c’entra l’arte? C’entra eccome, visto che Guy Wildenstein, 70 anni, rischia fino a 10 anni di carcere: le autorità francesi ritengono che la dinastia dei Wildensteins potrebbero dovere circa 550 milioni di euro alle casse dello stato, la stessa cifra che -nel 2008- valeva la galleria, una serie di opere del pittore rococò Fragonard e del post-impressionista Bonnard, una scuderia di cavalli di razza, e un vasto portafoglio immobiliare. Guy e Alec Wildenstein, poi, per pagare la tassa di successione dei Beni del padre Daniel, nel 2002 utilizzarono non moneta sonante ma un gruppo di bassorilievi scolpiti di Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI.
Ma il tutto è un vero affare di famiglia, visto che anche diversi membri, per una tenuta o per l’altra, sono imputati. In una rara intervista, tre mesi fa, Wildenstein disse di sapere poco di tasse e ha dichiarato che il padre non era solito parlare con lui dei suoi affari.
A quanto parte, però, non sarebbe stato difficile scovarli. Come andrà a finire?








