22 settembre 2005

L’Ara Pacis al tramonto. Una visita in anteprima al nuovo museo romano

 

di

ara pacis - teca di Morpurgo
Sarebbe un compleanno indimenticabile questo, per Caio Giulio Cesare Ottaviano alias Augusto, primo imperatore romano. Il 23 settembre 2005 compirebbe 2068 anni e in regalo si ritroverebbe il nuovo Museo per l’Ara Pacis, il più famoso altare dell’ antichità, dedicatogli dal Senato romano nel 9 a.C.
La prima visita è stata fissata proprio la sera del regale anniversario, al tramonto. E per l’occasione, due ciceroni d’eccezione: il sindaco di Roma Walter Veltroni e il progettista dell’opera, l’architetto americano Richard Meier. Ma le celebrazioni non finiscono qui. Con la parziale inaugurazione del monumento, arriva anche un concorso internazionale -bandito entro novembre 2005- per la riqualificazione del contiguo Mausoleo e di piazza Augusto imperatore. Secondo il progetto di massima, sono previste più aree pedonali, fra le quali via Ripetta con la parte che prosegue accanto al monumento e di fronte le due chiese gemelle di San Gerolamo dei Croati e San Rocco. Un modo per rendere fruibile la Piazza e per connettere i due edifici al Museo.
Ingente la somma stanziata per terminare il Mausoleo di Augusto: un milione di euro per il biennio 2005-2007. Saranno completati, entro questa data, anche l’auditorium, la sala conferenze e i luoghi espositivi e di ristoro. Nel frattempo, dopo l’interruzione momentanea per lavori, riprendono le visite guidate settimanali, su prenotazione.


Roma, Museo dell’Ara Pacis – Lungotevere in Augusta
inaugurazione: 23 settembre 2005
info: tel 06-68806848; fax   06-68806848


[exibart]  

1 commento

  1. Dittature dichiarate e dittature nascoste … ma qual è il vero dittatore?
    Da anni combatto per bloccare lo scempio alla nostra amata città, e da anni mi imbatto in situazioni disgustose in cui mi rendo conto che ci governa mira solo ai suoi interessi ad alla sua propaganda … e non mi riferisco ad un colore politico specifico, poiché non vedo grandi differenze tra l’atteggiamento della cosiddetta “sinistra” e quello della cosiddetta “destra” … non per niente, recentemente non mi sono meravigliato affatto dell’invito fatto da Berlusconi a Rutelli.
    Non voglio qui ripercorrere tutte le vicissitudini del progetto che già risultano riassunte negli articoli sul corriere della sera e sul sito dell’Ordine degli Architetti di Roma scritti da Peppe Strappa e Fabio Rampelli, le cui posizioni tra l’altro stanno a dimostrare come orientamenti politici diversi possano accordarsi perfettamente su problematiche che investono la città che, si presuppone, dovremmo amare tutti.
    Mi voglio limitare a raccontare quello che è stato il boicottaggio ad ogni tentativo di manifestazione popolare sull’argomento Ara Pacis a partire dal 2001.
    In occasione dell’Anno Accademico 2000-2001, gli studenti della University of Notre Dame School of Architecture Rome Studies Program presso cui insegno (studenti del terzo anno e studenti del Master Post Lauream) hanno sviluppato dei contro-progetti che cercavano di affrontare lo stesso tema affidato a Meier partendo da un approccio urbanistico e, in ogni modo, rispettoso del contesto in cui Rutelli aveva deciso che bisognava intervenire. Una selezione di quei progetti, insieme ad altri progetti elaborati da architetti attenti al rispetto della tradizione (Leon Krier, Maurice Culot, Colin Rowe, Michael Lykoudis, Liam O’Connor) sono stati raccolti nel libro a cura di Samir Younés ARA PACIS CONTRO PROGETTI – ARA PACIS COUNTER PROJECTS, Alinea Edizioni, Firenze 2002.
    Partendo dal materiale raccolto, sin dal 2001 abbiamo tentato di organizzare una mostra/convegno dei contro-progetti per dimostrare che, se proprio si dovesse intervenire sul centro di Roma, esisterebbe un’alternativa alla “solita minestra”, un’alternativa progettuale rispettosa della tradizione.
    Nonostante gli sforzi fatti, ci siamo resi conto che, finché non esprimevamo esattamente il senso della nostra manifestazione, tutto filava liscio … ci era addirittura stato consentito dal sovrintendente al polo museale l’utilizzo di Palazzo Venezia … finché lo stesso sovrintendente non ci ha fatto sapere che non poteva consentire l’evento se non ci fosse stato l’assenso preventivo da parte dei sovrintendenti La Rocca e La Regina; così abbiamo inviato loro svariate raccomandate al fine di ottenere gli agognati permessi ma, ovviamente, non ci hanno nemmeno risposto! Successivamente, siamo stati “introdotti” da un amico comune (noto editore) alla Sovrintendente al Museo di Roma di Palazzo Braschi la quale, dato che non sapeva esattamente quale fosse la nostra proposta – ci ha accolti nel suo ufficio ma, alla parola Ara Pacis ha quasi avuto un mancamento, s’è inalberata e, fumandoci in faccia ci ha detto “non se ne parla nemmeno, e che mi faccio un autogol? Se volete ne riparliamo dopo l’inaugurazione del Museo di Meier!”
    Mi domando, ma i Soprintendenti a cosa soprintendono?
    In questo momento c’è una dittatura non dichiarata comandata dallo star system dell’architettura e dalle multinazionali dell’edilizia: questa gente non ha alcun interesse per il rispetto delle città, della loro storia e dei loro abitanti. La “cricca” dei modernisti oggi, non potendo più murare o mettere al rogo la gente se non condivide le sue opinioni, avendo il controllo assoluto dei media e delle facoltà di Architettura e di Ingegneria, ha però ancora la forza di imporre loro la lunga tortura dell’isolamento, del silenzio, del disagio, degli ostacoli di qualsiasi natura, delle cattive volontà compite, dei disinganni, ecc. e, visto che non gli bastava, ha proposto al Governo la costituzione di una Commissione Speciale per l’Architettura Moderna che sarà preposta a decidere le linee guida dei concorsi di progettazione che si vorranno bandire in Italia. Questo è davvero troppo!
    Tornando al progetto di Meier, tra commenti a chi combatte il progetto c’è stato quello di chi sostiene che … bello o non bello, necessario o non, rispettoso o non rispettoso, ormai, dati i costi già affrontati (per altro condannati dalla Corte dei Conti) e gli interessi in gioco, non si può più tornare indietro. A questo proposito voglio riportare un aneddoto – raccontato nell’autobiografia di Armando Brasini – che ritengo molto interessante e su cui invito tutti a meditare.
    «Ricorderò che al tempo in cui presentai a Mussolini i progetti della via Imperiale, della via del Mare, l’ingrandimento della Piazza dell’Ara Coeli (che venivano a formare un’unica visione con il complesso monumentale che circonda il Vittoriale), un giorno mi accorsi che tra il Palazzetto Venezia in Piazza San Marco e la via dell’Ara Coeli si allestiva un grande recinto che aveva l’apparenza di un cantiere edilizio. Meravigliato, per rendermi conto di quanto stava succedendo chiesi notizia in proposito al governatore di Roma, il Principe Boncompagni, il quale mi informò di aver ceduto l’area recintata alla “Confederazione dell’Industria” la quale avrebbe fatto costruire un grande edificio. Alle mie proteste mi fu risposto che non vi era più nulla da fare perché il progetto del costruendo palazzo era già stato approvato dai più eminenti architetti del consiglio superiore dei Lavori Pubblici, dal ministro Ricci e financo da Mussolini, il quale aveva firmato di suo pugno il progetto stesso. Posto di fronte al fatto compiuto scrissi una lettera vivacissima a Mussolini, facendo presente che l’approvazione da parte sua della costruzione di quel palazzo era in netto contrasto con quanto egli aveva approvato precedentemente, mentre lo stato di fatto veniva a compromettere irrimediabilmente l’intera zona. Mussolini rendendosi conto dell’errore mi fece chiamare, mi ringraziò, ed accettò il mio consiglio; dopo di che diede ordine di sospendere l’inizio dei lavori e ciò permise di salvare la visione del Campidoglio e di tutto quanto lo circonda e che forma la più grande visione della romanità nelle sue epoche».
    L’arroganza e la presunzione di Mussolini sono rimaste impresse nella storia, tuttavia l’aneddoto riportato ci mostra come, anche chi supponeva la sua perfezione, era in grado, in nome dell’amore per Roma, di ammettere i propri sbagli; diversamente, la poco conosciuta arroganza di Rutelli nel difendere il progetto nel documentario ARA SINE PACIS (che andò in onda un paio di anni fa su RaiSatArt) ci ha dimostrato come un individuo che si è fatto eleggere (e io l‘ho pure votato ben due volte) raccontando di essere un verde (e che dunque si presuppone dovrebbe essere attento all’ambiente e alla cultura), in nome della sua fame di fama può strafregarsene del parere dei suoi cittadini, ed andare avanti per la sua strada aprendo la stagione romana (dopo quelle fallimentari di Parigi e Londra) per ogni possibile scempio urbanistico … è ovvio che, dopo Meier, tutti gli architetti si sentano legittimati a violentare la città.
    Ma se ai romani (o ai suoi politici) la cosa non dispiace, voglio ricordare che Roma è un patrimonio storico-artistico e culturale di livello internazionale, e come tale è oggi meta di turisti provenienti da tutto il mondo che, siamo tutti certi della cosa, non hanno alcun interesse nel vedere le porcherie del movimento modernista … eccettuati gli studenti di architettura opportunamente lobotomizzati dai loro professori e gli architetti modernisti!
    Per concludere faccio una proposta: visto che ci amministra spende malissimo i soldi che incamera dalle nostre tasse, penso che se mi venisse data la possibilità di decidere sul come utilizzare la mia quota parte, sarei disposto il prossimo anno a pagare il doppio dell’ICI (ed invito tutti i cittadini che amano Roma a fare altrettanto) se questo può servire a “rifondere i danni” alle imprese coinvolte nel progetto Meier e a ripristinare lo status quo ante, oppure, se ciò non si facesse, a rifiutarsi in blocco al pagamento di tasse che, nel tempo, verranno sperperate per la manutenzione degli edifici come quello di Meier, quello di Zaha Hadid, quello di Odile Decq e tutte le altre torte in faccia che l’amministrazione comunale ha spiaccicato su Roma.
    Ettore Maria Mazzola

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