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Una lista “rossa”, ovvero delle zone dove sono a rischio i patrimoni dell’umanità, è uscita dall’ultima riunione Unesco che si è chiusa questo week end a Bonn, in Germania, in attesa di tornare il prossimo anno a luglio. «La minaccia ai beni dell’umanità è globale, e la nostra risposta deve essere globale», ha asserito la Presidente Generale Irina Bokova.
In pericolo (nonostante si sappia da mesi quello che è successo), è stata inserita Hatra in Iraq, due siti in Yemen, la città vecchia di Sana’a e le antiche mura della città di Shibam, ma anche la valle di Bamiyan in Afghanistan e la città portuale di Coro in Venezuela.
E mentre ci sono delle new entry, come Efeso (nelle foto), con un totale di oltre mille “patrimoni” spalmati in 163 Paesi (di cui il 48 per cento in Europa e Nord America, l’Unesco annuncia anche di aver unito le forze con l’agenzia UNITAR (United Nations Institute for Training and Research) per l’impiego di immagini satellitari e di altre tecnologie geo-spaziali per monitorare i siti del patrimonio nelle zone di conflitto e anche dopo le catastrofi naturali.
La commissione poi ha chiesto una maggiore cooperazione tra i governi per contrastare la deliberata distruzione del patrimonio, specialmente negli stati islamici, e la Bokova ha anche sottolineato la necessità di cooperazione tra polizia, funzionari doganali, musei, governi, e i vari attori culturali, per affrontare le sfide di estremismo violento.










