23 aprile 2013

Le “Malefatte” di Peggy Guggenheim? Da domani si vendono nello shop. Storia di un fenomeno di moda e “d’arte” al PVC, interamente riciclato

 

di

Le Malefatte, ph. Marta Vimercati

Non azzardatevi a chiamarle borse. Sminuirete il loro carico di piccole opere d’arte, preziose e completamente green, nonché il loro appeal che sta prendendo piede tra molti addetti ai lavori e non. Da domani però ci sarà un’occasione in più per regalarvi una borsa “Malefatta”. Cosa vi stiamo raccontando? Del progetto dalla Collezione Peggy Guggenheim, che in collaborazione con la coperativa sociale Rio Terà dei Pensieri, che gestisce tra gli altri i laboratori di serigrafia del carcere maschile di Venezia, ricicla i suoi banner in PVC realizzati per le mostre in…borse! Le “Malefatte” appunto, nome ironico e divertente scelto dalla cooperativa stessa per sottolineare l’originalità di pezzi unici, creati a mano, che nascono dai frammenti di grandi striscioni pubblicitari, decontestualizzati e ricuciti per dar vita all’emblema del pronto trasporto. Con un inevitabile richiamo non solo alla figura di Peggy Guggenheim ma anche alle mostre della Collezione, al ricordo di una visita che contiene al suo interno, sorpresa delle soprese, il catalogo di un’esposizione passata, metafora di un’arte che possa viaggiare in tutto il mondo. Ma c’è anche un aspetto, oltre che economico (le borse hanno un costo variabile tra i 27 ai 48 euro), che tenterà di fidelizzare il pubblico del Guggenheim: chi scatterà una foto della sua “Banner Bag” in un luogo d’arte potrà postarla direttamente sulla pagina Facebook del museo.

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