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La galleria ha acquistato per mesi le opere in giro per il mondo, mantenendo rigorosamente l’anonimato. Perché la situazione poteva oggettivamente creare qualche imbarazzo. Perché la galleria è una potenza come la londinese White Cube, e le opere in questione sono acquerelli di un artista un po’ particolare, Adolf Hitler. Ma non perché credesse nelle – improponibili – qualità di quei lavori: bensì perché servissero come “basi” per le opere dei fratelli Jake e Dinos Chapman, che ora li espongono nella mostra If Hitler Had Been a Hippy How Happy Would We Be. Intervenendo sugli sfondi con arcobaleni e cieli psichedelici. Costo dei fogli: 115mila sterline. Costo dei d’aprés dei Chapman: 685mila sterline. Del resto, con artisti di razza…
[exibart]










Che errore grande in nome della pubblicità.
Avremo potuto vederli inalterati e forse farci un’idea del perchè di una catastrofe chissà… i disegni del demonio che realizzava paesaggetti.
Invece ha prevalso un nuovo male, moderno, stupido e rassicurante: il marketing.
… Daccordissimo!
Operazione geniale e divertente. Ottimo.
si, basta che è divertente…
serviva giusto un esempio a capire meglio a che target si rivolge
Giovanni, mi sembri rimasto agli anni 50′ quando è inziato il globale e il marketing. Mi dispiace sono cose successe 50 anni fà. Criticare tanto per criticare e chiudere il recinto quando i cavalli sono già scappati mi sembra stupido.
E’ la seconda volta in due giorni che mi trovo d’accordo con Marta, confermo [operazione geniale e divertente] che vuol dire ben altro che solo “divertente”.
Tu pensando a me evochi buoi, a me tu fai pensare più alle pecore, leggo i tuoi commenti e critichi ferocemente i giovani, rosichi perchè scelgono altri al posto tuo nei concorsi e ti faresti immolare per Cattelan e Fardelli Chapman, atteggiamento classico del perdente.
L’apprezzare sempre e comunque quello che apprezzano tutti è atteggiamento da datare ben prima del ’50, credo che sia antico quanto l’uomo, o la pecora.