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Quanti multipli entrano su una parete? Pressoché infiniti, purché siano “Senza Cornice”. Per il progetto curato da Renato Barilli e Leonardo Regano, visitabile fino al 26 gennaio alla G7 di Bologna, non c’è alcuno schema, a parte quello dello spazio reale della galleria, nessuna convenzione tematica o cronologica, oltre all’idea alla base del multiplo. Che, come ricordato da Barilli, fa ritornare alla mente i primi tempi dell’attività espositiva di Ginevra Grigolo. Correva il 1973 e l’attività dello Studio G7 iniziò dalla sede in via Val d’Aposa e dalla collaborazione con Peppino Agrati, collezionista milanese specializzato proprio in multipli dei grandi della Pop Art degli Stati Uniti. Erano gli anni in cui il concetto di unicità, caposaldo dell’espressione artistica, non sembrava più così eroico. Da allora, sono state tantissimi gli artisti, le opere e le mostre, che hanno attraversato quello spazio nel centro storico di Bologna.
E, oggi, sulle pareti dello Studio G7 è possibile vedere un frammento di ognuna di quelle storie, facendo vagare l’occhio senza sosta, perdendosi tra i multipli di Adriano Altamira, Luciano Bartolini, Gianfranco Baruchello, Pinuccia Bernardoni, Anna Valeria Borsari, Antonio Calderara, Francesco Candeloro, Mirta Carroli, Jessica Carroll, Eun Mo Chung, Daniela Comani, Fabrizio Corneli, Giovanni D’Agostino, Giuliano della Casa, Bruno di Bello, Pierluigi Fresia, Alberto Garutti, Marco Gastini, Franco Guerzoni, Paolo Masi, László Moholy Nagy, Ugo Nespolo, Giulio Paolini, Luca Maria Patella, Anne e Patrick Poirier, Mimmo Rotella, Giuseppe Santomaso, Mariateresa Sartori, Antonio Violetta. Ma poi, guardando bene, si trovano anche due opere uniche e sono quelle di Italo Bressan ed Elisabeth Hölzl.








