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La Sala delle Colonne del MADRE diventa scena teatrale per “Gran serata futurista”, monologo scritto nel 2013 da Massimiliano Finazzer Flory su testi di Filippo Tommaso Marinetti e Giovanni Papini e, adesso, rappresentato nell’ambito di una particolarissima tournée all’interno di sedi museali, tra cui il MART e il MAXXI.
«Il momento storico è un dovere culturale da approfondire», ricorda Pierpaolo Forte, Presidente della Fondazione Donnaregina, durante la presentazione dello spettacolo che propone un’indagine sull’identità del tempo, tra arte visiva e scena, in cui la volontà di frattura e di cambiamento è espressa con quei toni esasperati propri dei manifesti dell’Avanguardia ma attuali nella società contemporanea, concentrata sulla velocità e sul movimento.
Per circa un’ora Flory cattura la platea con il suo racconto del sogno di un’isola dove vige lo smarrimento nell’assoluto e la sovranità della fantasia. L’uomo in frac, che si rivolge al pubblico con coscienza e fierezza, si dichiara futurista. Invita a uscire dal guscio della saggezza per darsi in pasto all’ignoto, a una libertà totale, libera da schemi e sintassi, dove l’immaginazione è senza fili, primitiva, pronta a una nuova sensibilità. Chiede, quasi come un rimprovero, «perché questa continua fascinazione del passato da cui ne usciremo necessariamente calpesti?». Il Futurismo è il rifiuto di tutto questo, della storia e di ciò che precede, negazione non solo di stili, forme e tecniche tradizionali ma anche, e soprattutto, di contenuti: il movimento tenderà esclusivamente alla modernità, verso ciò che è nuovo e presente.
Le immagini delle opere di Fortunato Depero, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, proiettate sul soffitto della sala, si alternano sulle musiche di Igor Stravinsky, Alfredo Casella e Ryuichi Sakamoto. Ad accompagnare l’autore sono le coreografie di danza contemporanea di Michela Lucenti che, con la sua tensione corporea, cerca di esprimere l’ideale futurista di energia, velocità e molteplicità. «Nella carne dell’Uomo dormono delle armi», recita Flory, parafrasando L’Uomo Moltiplicato ed il Regno della Macchina, testo di Marinetti del 1910 e, oggi, quanto mai profetico. (Michela Sellitto)






