14 ottobre 2015

Londra, Frieze e oltre/2. La fiera parte sotto tono. Con poche novità, a parte un forte investimento su Spalletti. E finalmente un luogo di sosta e di relax

 

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Il primo giorno di Frieze? Un po’ moscio. Strano a dirsi, nella frizzantissima Londra, eppure è così. Non tanto per le vendite, che vanno abbastanza bene già dall’inizio, almeno a sentire i galleristi che in genere, anche se vanno male, non lo dicono, ma per clima generale. Poca gente, certo con qualche incontro molto vip, tipo Bianca Jagger, che già alle 3 ne ha abbastanza e esce, o Patrizia Sandretto, reduce da una mostra della sua collezione alla cattedrale di Sheffield, di cui è molto soddisfatta. Ma fino alle 5, ora in cui la fiera inaugura veramente, sebbene a inviti, i corridoi appaiono particolarmente ariosi. «C’è un clima più riflessivo, e non da oggi, è un po’ quest’autunno che sta andando così. Ma forse non è un male», prova a spiegare Flavio del Monte della galleria Massimo De Carlo, che ha allestito uno stand al 99 per cento di pittura. 
Ma soprattutto poche novità, pochi pezzi da rimanere “stunning”, come dicono da queste parti, a bocca aperta, insomma. Se per esempio si è un po’ stanchi di vedere il solito mega Kapoor riempire la scena o Gagosian che stavolta punta con decisione su Glenn Brown.  
L’unica vera sorpresa è da Marian Goodman, che tira fuori quattro grandi pezzi di Spalletti: due singoli, un dittico e un trittico, proposti rispettivamente per 100mila sterline, 200mila e 280mila. E che prima dell’estate dedicherà all’artista abruzzese una mostra nella sua splendida sede di Londra. Spalletti lo troviamo anche da Lia Rumma e Paola Potena, co-titolare della storica galleria italiana, racconta che chissà come i collezionisti, dopo aver visto la potenza di fuoco di Goodman indirizzarsi su Spalletti, dimostrano un interesse più marcato verso l’artista. Come si sa, i grandi vecchi (anche se Spalletti proprio vecchio non è) tirano sempre di più, come ha dimostrato anche De Carlo con il recente arruolamento di Baruchello. 
La proposta che ci è sembrata più nuova, almeno molto in linea con il clima generale delle fiere: stanchezza fisica e un occhio alle gallerie e l’altro all’Iphone, che però consuma in fretta la batteria, è quanto ha realizzato AYR, collettivo di quattro artisti, di cui due italiani, che hanno messo in fila sei stanze da letto, proprio con un letto al centro, una dietro l’altra, come in una sequenza in stile barocco, e dove dal letto partono tante prese con relativi caricatori per l’Iphone.
Quindi, i visitatori finalmente si rilassano e ricaricano l’imperdibile protesi o aggeggio qual dir si voglia. Almeno una cosa nuova, e utile.

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