15 ottobre 2015

Londra, Frieze e oltre/5. Al via la terza edizione di Contemporary african art fair. Con molta fotografia interessante e molto da capire e da scoprire

 

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L’arte africana è l’ultimo terreno di caccia del mercato e dei collezionisti, il territorio ancora quasi vergine da scoprire e, chissà, forse da ricoprire d’oro. Così, ieri sera ha preso il via la terza edizione della Contemporary African Art Fair in quel bell’edificio vittoriano che è la Somerset House non lontano da Trafalgar Square. 
35 gallerie presenti e provenienti per lo più da Paesi africani o che, quando sono “extraterritoriali”, portano artisti che lavorano sull’Africa, oltre 150 artisti, focus di approfondimenti di tutto rispetto e soprattutto un clima allegro, vitale, non ingessato, che in questi giorni si respira qui e nella piccola Sunday, fiera satellite di Frieze. 
Molti neri che si mischiano a bianchi, moti curatori dai nomi complicati, molte chiacchiere con relativo gran rumore e parecchia ressa. Insomma, l’opening è stato un successo. La qualità? Ondivaga. Tra tanta pittura gridata e molto, molto africana, ancora troppo “selvaggia” per gli occhi occidentali, si trova però tanta fotografia decisamente buona e installazioni che a volte convincono e altre volte meno. Le opere trattano spesso temi legati al colonialismo e post colonialismo, la questione femminile vista con una certa originalità e frequente è una specie di contrappunto sull’identificazione dell’Africa come terra esotica, uno dei luoghi comuni più frequenti nel conflittuale rapporto tra Nord e Sud del mondo, realizzato a volte con ironia e altre volte con una posizione critica più matura. 
Un mondo da scoprire. Che richiede pazienza, attenzione, ricerca. Doti dei migliori collezionisti che qui possono trovare finalmente pane per i loro denti.     
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