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Sarà Danica Dakić a rappresentare la Bosnia Erzegovina alla 58ma edizione della Biennale di Venezia, che si terrà dall’11 maggio 2019 al 24 novembre 2019. L’artista è stata invitata da un team curatoriale composto da Anja Bogojević, Amila Puzić e Claudia Zini, nominati dall’Ars Aevi Museum of Contemporary Art di Sarajevo, a sua volta individuato dal Ministero della Cultura e dello Sport.
Nella sua ricerca, Dakić ha sempre usato i media della fotografia, del video e dell’installazione per indagare sulla poesia dell’esistenza umana, spesso basandosi su processi performativi e collaborativi. Ha esposto in occasione delle maggiori rassegne internazionali, come Documenta 12, a Kassel, nel 2007, la Biennale di Istanbul, nel 2003 e 2009, la Biennale di Sydney e la Biennale di Liverpool, nel 2010, la Biennale di Kiev nel 2012, la Biennale di São Paulo, nel 2014. Sue mostre personali sono state presentate in istituzioni come la Kunsthalle Düsseldorf, il Museum of Contemporary Art di Zagabria, l’Hammer Museum di Los Angeles.
Per il Padiglione situato a Palazzo Ca’ Bernardo, Dakić presenterà Zenica Trilogy, una installazione cinematografica inedita, in collaborazione con il fotografo Egbert Trogemann, il produttore Amra Bakšić Čamo e il compositore Bojan Vuletić. ‹‹Nel suo approccio al progetto del padiglione della Bosnia Erzegovina, Dakić indaga il retaggio della modernità, dal Bauhaus ai paradigmi utopici del modernismo internazionale e socialista, stabilendo una relazione poetica con la realtà bosniaca del dopoguerra››, spiegano i membri del team curatoriale.
L’artista nata a Sarajevo nel 1962 prenderà spunto dal Total Theatre di Walter Gropius, trasformando l’opera in uno spazio di attivazione sociale e lasciando dissolvere il confine tra palcoscenico e pubblico, tra città reale e immaginata, in un dialogo con la grandiosa architettura della sede espositiva.
‹‹La trilogia di Zenica affronta la responsabilità sociale e individuale nel contesto della Bosnia Erzegovina contemporanea. Un tempo, sito di una delle più grandi fabbriche d’acciaio in Europa e simbolo del progresso modernista jugoslavo, la città di Zenica è stata afflitta da disoccupazione, inquinamento atmosferico e da un generale sentimento di rassegnazione, nel periodo successivo alla guerra bosniaca. Nella mia lingua madre la parola “Zenica” evoca l’immagine della pupilla dell’occhio, una metafora di qualcosa di prezioso, oltre che di un punto focale. Insieme ai personaggi intervenuti nel film, ho deciso di indagare le possibilità e le impossibilità di una transizione tra utopia e distopia, tra passato e futuro››, ha spiegato Dakić.
In home e in alto: Danica Dakić, Trilogia di Zenica, 2019. © VG Bild-Kunst Bonn. Courtesy dell’artista








