18 settembre 2013

Manierista, ieratico, mistico Presicce. Alla galleria Bianconi l’assaggio performativo dell’ “Invenzione del busto”, in attesa di vedere il risultato in mostra

 

di

Luigi Presicce, L'invenzione del busto
L’attesa è già l’opera per Luigi Presicce, classe 1976, salentino doc, come il quasi compaesano Carmelo  Bene, di scena ieri sera nello spazio interrato della Galleria Bianconi a Milano, dove dalle 19 alle 21 ha presentato L’invenzione del busto, primo e unico atto della nuova performance che s’inserisce nel ciclo intitolato Le storie della Vera Croce, ispirata alle vicende del Sacro Legno: un tema centrale nella storia dell’arte del ‘300 e ‘400 affrescato da  Agnolo Gaddi (1350-1396) in Santa Croce a  Firenze e da Piero della Francesca (1416-1492). Come altre precedenti performance dell’artista leccese anche questa  prevedeva l’ingresso di uno spettatore alla volta che, fornito di un tagliando con un numero, come in banca, attendeva pazientemente l’entrata nel caveau della galleria. Ogni visitatore è stato accompagnato davanti alla scena da una  “vestale” di nero  vestita, concepita come una sorta  di  tableau vivant  formato da  tre  personaggi -come vi avevamo anticipato in una news pochi giorni fa: il  primo rappresenta il portiere del palazzo in cui il sensitivo Roi ritrovò il busto di Napoleone, la seconda simboleggia la “tremenda  legge” di Roi, e la terza  figura, l’uomo resuscitato da Sant’Elena attraverso il miracoloso contratto con la croce di Cristo. In un’unica scena di metafisica fissità lo spettatore avrebbe dovuto non tanto capire in un minuto l’intera  leggenda della Vera Croce, cogliendo  rimandi trasversali, alla storia dell’arte antica e moderna, ma anche del cinema, dalla misteriosa ed enigmatica simbologia mistica. Presicce non si racconta ma lo si vede perché  annulla lo spazio cronologico tra il passato e il presente nell’attimo in cui appare. Osservando questa visionaria pièce, manierista e surreale, barocca e più che illuminista, illuminata, ieratica e per qualcuno misticheggiante e ipnotica, l’intento è di iconizzare, “archeologizzare” la performance, altrimenti effimera, con un video che sarà presentato il 9 ottobre, sempre  nella stessa  galleria in occasione  della  seconda mostra personale dal titolo Privata Vanitas. Tanto rumore per nulla? 
Guardare prima  di giudicare: allo spettatore l’ardua sentenza! (Jacqueline  Ceresoli) 

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