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Il fermento made in USA del dopoguerra, quella linea estetica che avrebbe definito una diversa idea di Occidente, la pittura, il design e l’architettura, dalla East alla West Coast, Clement Greenberg, Alfred Barr, Ileana Sonnabend, Rudolf Arnheim, Frank Lloyd Wright, Mies van der Rohe e tanti altri protagonisti. Tutta questa storia è racchiusa in La mia America, libro postumo di Gillo Dorfles che, dagli anni ’50 in poi, ebbe modo di addentrarsi nei meandri della contemporaneità, tra i primi critici d’arte formatisi in Europa, esplorando proprio quel luogo in cui si stava costruendo il nuovo tempo. Il libro, appena pubblicato da Skira, sarà presentato nel Salone d’Onore della Triennale di Milano, il 10 aprile, alle 18.30, due giorni prima del 108mo compleanno di Dorfles, con interventi di Stefano Boeri, Aldo Colonetti, Nicoletta Ossanna Cavadini, Luigi Sansone e altri amici e intellettuali che hanno condiviso il suo lungo percorso artistico ed umano.
Il volume riunisce una serie di articoli e saggi, all’epoca pubblicati su Domus, Casabella, Aut Aut, La Lettura, Metro, oltre che in numerosi cataloghi, che ci permettono di approfondire uno dei periodi più significativi e stimolanti della cultura americana, attraverso i racconti e le memorie del grande critico d’arte. «Ha sempre amato relazionare con saggi e conferenze il patrimonio intellettuale di esperienze e conoscenze di cui si è arricchito nei suoi viaggi negli States e ora il volume che uscirà a breve per le edizioni Skira raccoglie molti degli scritti e delle conferenze che Dorfles ha dedicato alla cultura americana, dalla pittura e scultura all’architettura, dalla letteratura all’estetica», ha scritto, nel ricordo che potrete leggere sulle pagine del nostro onpaper numero 100, Luigi Sansone, autore della prefazione de La mia America e già curatore de Gli artisti che ho incontrato, volume di Dorfles edito nel 2015 da Skira.
Foto in home e in alto: Archivio Garghetti










