11 febbraio 2005

Milano fashion? Non sui muri. Censurata la campagna pubblicitaria della maison Girbaud

 

di

Girbaud
Milano censura. E questa volta a farne le spese è la moda, complice una campagna primavera – estate che scherzava un po’ troppo coi… santi. O meglio replicava l’immagine dell’Ultima Cena, con evidente citazione del Cenacolo vinciano e altrettanto plausibile glissata ironica sulla da vinci-mania, nata sull’onda lunga del romanzone di Dan Brown. Così nella campagna per il mitico duo del fashion d’oltralpe Marithé + François Girbaud firmata dalla fotografa Brigitte Niedermair c’erano modelle invece che Apostoli. Praticamente una cena di sole donne, Cristo compreso, con un unico commensale maschio, voluttuosamente abbracciato da una delle fanciulle. È stato troppo. E il comune ha bloccato le affissioni. Motivazioni? Lesa della morale. “Una siffatta rappresentazione (di elevata concentrazione di simboli teologici) non può essere ripresa e, per di più, fatta oggetto di parodia a fini commerciali senza che le convinzioni religiose di almeno una parte della popolazione (grande o piccola che sia non importa perché il principio varrebbe anche nel caso di un credo religioso del tutto minoritario in Italia) ne risultino offese” ha detto lo IAP. Succede, nella capitale della moda, a qualche mese dal caso Cattelan… (giulietta neri)

[exibart]

3 Commenti

  1. non ci trovo nulla di strano nel censurare una campagna fotografica,non sarebbe la prima volta che una censura raddoppi gli introiti..

  2. Non ho mai visto censurare nel passato però, immmagini che avevano attinenza con religioni indiane riferite ad una linea di abbigliamento di cui purtroppo non ricordo il nome dello stilista né della maison. La dissacrazione è un atto di demenza, ma se il peso della censura dev’essere, che lo sia allora su tutto e su tutti, indistintamente.
    Comunque, sulla soglia d’ingresso del XXI secolo, si vede riportare a rinnovati fasti, un comportamento tipico di civiltà appartenenti al passato tra il barocco da un lato, e la controriforma dall’altro. Anche il senso dell’ironia è un’arte, che menti regrette confondono con l’insulto o l’offesa, e soprattutto, la scarsa capacità di una critica saggia ed evoluta.
    Sono dell’avviso che l’aspetto religioso in questa pubblicità ci sta come i cavoli a merenda.

    Angelo Errico

  3. Non lo trovo tanto scandaloso, intanto la censura è un ‘auto censura, visto che parte da un organo di auto regolamentazione, poi è riferita solo alla campagna di affissione, ben venga un codice di comportamento…e chi impicca i bambini in piazza se ne ricordi.

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