25 ottobre 2012

Milano ricchissima. Opening per la sezione del ‘900 di Gallerie d’Italia, da stasera visibile al pubblico in piazza Scala

 

di

un momento della conferenza stampa stamattina, a Palazzo Beltrami

Non è un soggetto museale, questo va precisato subito, perché trattasi delle opere della Collezione della Banca Intesa Sanpaolo. Eppure, all’atto pratico, da oggi Milano ha un museo dedicato al 900 in più, a due passi da quello “ufficiale”. Stiamo parlando dell’apertura della nuova sede di Gallerie d’Italia di Piazza della Scala, il “Cantiere 900” a Palazzo Beltrami, ex sede centrale della Banca Commerciale Italiana. Nell’edificio del 1906 da stamane trovano spazio 189 opere, divise in 4 macrosezioni, come ha dichiarato in conferenza stampa Francesco Tedeschi, critico e storico dell’arte docente alla Cattolica di Milano, che ha curato l’allestimento. 
Una superficie di 4mila e 500 metri quadrati, riportata in vita dall’architetto Michele De Lucchi che darà un enorme contributo al futuro turismo di Milano, come ha anche sottolineato l’Assessore Stefano Boeri.
Una presentazione in grande stile, con grande folla di addetti ai lavori e che stasera, dalle 21 a mezzanotte, sarà visibile al pubblico gratuitamente. Così come gratuitamente resterà visibile per sempre.
Ma addentriamoci un po’ di più in questa novità che aggiunge un punto all’offerta culturale milanese, almeno sul piano dedicato al secolo scorso.
Stamane attacca il già citato Tedeschi, che introduce l’opera architettonica di De Lucchi, parlando del nuovo spazio di Piazza Scala 6 come di un’agorà coperta, un’ esternità interna che si propone come un punto di incontro aperto, anche grazie alla nuova caffetteria e alla gratuità degli ingressi. Subito però viene messo in luce anche un altro “nocciolo” : «Non si tratta di un percorso museale perché non è definitivo e nemmeno manualistico. Si è scelto di partire dalle opere più che dagli autori, indagando la numerosa parte dedicata al secondo Novecento della raccolta dell’Istituto di Credito».
Il percorso critico, dicevamo, è diviso in 4 grandi nuclei: l’arte degli anni Cinquanta, dall’Informale all’ Astrazione, nel momento dell’Italia che riparte con Burri, Vedova, Fontana, e il gruppo MAC con le relazioni tra arte e progetto, e le figure di Munari e Dorfles; la sezione dedicata all’arte Cinetica e Programmata; gli anni ’60 e ’70 con la Pop Art e Schifano, Adami e anche Guttuso, inserito nella corrente; l’arte Povera e per chiudere, gli anni ’80 e ’90. Insomma, lo spazio è decisamente bellissimo, anche se poi, in fondo in fondo, le opere non sono tantissime o immense. 
Anche qui però c’è da fare una precisazione: sarà visibile, su appuntamento, il caveau sotterraneo, con i restanti pezzi della collezione che si alterneranno al piano superiore.
E proprio dall’idea del caveau come ambiente espositivo inizia Boeri, che vede in questa apertura il segnale di una città che si muove culturalmente e in grado di promuovere la sua futura “via dell’arte”: 900 metri di strada che vanno da Brera a Palazzo Reale, passando da piazza Scala appunto; 3 luoghi emblematici in città, che nulla hanno da invidiare ai percorsi dell’isola dei musei berlinesi o al Victoria & Albert Museum di Londra. Ovviamente il “caveau” è anche il gancio per ributtare l’attenzione su Brera e sui tesori “nascosti” della Pinacoteca, che conta il 50 per cento di opere conservate al buio. 
Ma non è finita: Boeri si lancia anche nell’idea di un polo “unico”, con un biglietto integrato per tutti i musei e la pedonalizzazione delle strade circostanti alla zona: una Milano davvero ancora immaginaria, purtroppo. Ma ovviamente il discorso agita la folla, che accoglie la chiusura dell’Assessore con ottimi applausi. 
L’architetto De Lucchi riprende invece il filmato di introduzione e in qualche modo l’idea di “Cantiere” come luogo aperto e in divenire; «Per scelta espositiva le opere sono presentate su pannelli e descritte, inquadrate storicamente, a fare da premessa dell’arte di oggi».
De Lucchi inoltre chiede di soffermarsi sull’unicità della nuova struttura di Intesa Sanpaolo, in grado di unire in un solo percorso le sale dell’ 800 e del 900,  con lo spazio dedicato a Boccioni a nume tutelare del passaggio dei due secoli. 
Ci vede lungo invece Giovanni Bazoli, Presidente del Consiglio di Sorveglianza della Sanpaolo che attacca senza se e senza ma: «Intesa Sanpaolo con questa operazione intende ridare al centro di Milano una vitalità che c’era ma che ora manca, impegnandosi nei confronti di arte e cultura». 
Ovviamente poi resta spazio per la mission della banca, raccontata da Bazoli come una sinergia che «Accanto al piano industriale ha sempre avuto un progetto destinato a collezionare opere per testimoniare la propria identità e la storia». 
Con un’ammenda: «I quadri più belli, conservati negli uffici e fruiti da pochi, oggi devono necessariamente uscire allo scoperto, essere mostrati al pubblico nel bisogno di recuperare grandi valori».
Un nuovo “unicum” meneghino, come è stato definito, che non poteva avere altra destinazione d’uso se non la messa in atto di uno spazio dedicato alla presentazione dell’arte. Il tutto a un costo di gestione attuabilissimo per le dimensione della banca, stimabile intorno al milione e mezzo di euro annui, compresa la sezione dedicata all’ottocento. In chiusura l’ultimo “scoop”: la volontà da parte di Intesa di rivalorizzare anche la vicina casa di Alessandro Manzoni. Ovviamente Boeri, con il Comune, non può che “impegnarsi”. Quel che è certo, per ora, è che Milano vivrà un po’ di più. Anche se stiamo parlando di storia conclamata e zero contemporaneo. Ma oggi è un giorno di festa, all’ex Ansaldo e a tutto il resto ci si penserà domani.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui