11 ottobre 2005

Milano sempre più Contemporanea? Dieci giorni di arte a 360 gradi

 

di

Milano Contemporanea è una megakermesse dedicata all’arte del presente e del futuro, un palcoscenico in cui si incrociano tecniche e media diversi, nel segno della sperimentazione. L’Assessorato alla Cultura, promotore dell’evento, cerca così di invertire una pericolosa tendenza che è ormai sotto gli occhi di tutti: la città che è stata per anni capitale italiana della creatività, comincia ad infiacchirsi, a perdere il suo scettro dorato. E allora, per una Milano sempre meno contemporanea –a quando un vero grande centro per l’arte? Che fine hanno fatto produzione, innovazione, capacità di anticipare mode e tendenze?- arriva un progetto che alla inneggia proprio al valore della contemporaneità. Promettendo di fare le cose in grande. I numeri? Eccoli. 10 giorni, 90 eventi, 70 location. E un’idea –non originalissima- alla base: i confini tra le arti sono definitivamente scomparsi. Non solo pittura, scultura, fotografia e installazione, non solo immagini a due o tre dimensioni. Il pacchetto comprende, senza più barriere o categorie, l’uso del corpo nelle performance, nel teatro e nella danza, la ricerca di effetti ambientali nei video, nelle scenografie, nelle luci, e poi musica, poesia, reading.
E allora, Milano soltanto vetrina, o ancora centro produttivo strategico, promotore di una visione interdisciplinare dell’arte?


“Milano Contemporanea”
14-23 ottobre 2005
Milano, sedi varie
Presentazione: 16 settembre 2005, ore 10.30
Milano, Palazzo Marino (Sala Alessi) – Piazza Scala, 2
Patrocinio: Comune di Milano, Assessorato alla Cultura


[exibart]

1 commento

  1. Roberto Cascone: Caro Mario, ho fatto una mostra collettiva nel 1990 e il mio nome figurava a fianco
    di maurizio (casc – catt ecc.) Eravamo più di cento, lui è arrivato alla grande e io
    no. Certo non me ne fregava molto di arrivare. Io volevo essere me stesso e basta,
    “usare” l’arte per modificare le mie relazioni, la vita, la mentalità degli altri,
    dei borghesi conformisti prima di tutto. Del successo e dei soldi non me n’è mai
    fregato molto, e l’ho dimostrato, credo (infatti sono alla canna del gas).
    Quello che voglio dire è che conosco benino C., abbiamo anche avuto una fidanzata in
    comune (comunistissima, peraltro) e le ragioni per cui ho creato il Club nel 1994
    sono varie e lontane da quello che forse ti immagini. Ma di certo conosco bene il
    lavoro di C., che è immenso, come quantità e qualità (sapevi del furto con scasso
    che ha fatto in Olanda nel 1990-91, quando ha scuotato di notte una galleria per
    portare tutto, mobili compresi, in un importante museo? Non credo, perchè non si sa
    molto e poi, pur avendolo denunciato, lui ha tenuto il profilo basso, senza cercare
    di avere clamore, dimostrando in questo che la sua “strategia” non era certo quella
    odierna).
    Ritengo che abbia fatto lavori coraggiosi e abbia avuto buone idee, che abbia
    sfruttato quelle degli altri, ecc. e che ultimamente faccia dei lavori
    sostanzialmente mediocri, o almeno che a me non piacciono. Diciamo però che i
    galloni se li è guadagnati prima e che ora vive di rendita. Invidiarlo? Per niente.
    Tranne che per una cosa: fa quello che gli pare senza chinare troppo la testa. Beato
    lui.

    Domingo Aniello: facilissimo per un artista imperiale, peccato che un artista che bivacca a corte migliaia si puzzino di fame, insomma qualcosa non torna ed il tutto non si può ridurre ad un discorso di qualità….

    Roberto: Detto questo (potremmo parlare ore)e venendo a te, alla fine una risposta me l’hai
    data, in qualche modo, visto che davi giudizi su quello che è o non è il Club.
    Dimostri di non conoscerlo, ma va bene così.
    Nessuno ti chiede niente, nè di entrare, nè di non entrare, naturalmente, ma,
    consiglio, visto che un po’ di esperienza ce l’ho, evita di andare giù duro quando
    non conosci bene le cose. Non ti fidare troppo dell’apparenza o delle intuizioni.

    Domingo Aniello: l’intuizione è importante, l’intellettuale cosa dovrebbe fare se non due più due?

    Roberto: Per il resto cosa ti posso dire? Mi sarebbe piaciuto organizzare qualcosa a Napoli,
    con te, non come artista, visto che non mi ritengo tale (infatti nel libro di
    Ciavoliello sull’arte italiana degli ultimi 20 anni sono citato proprio per un
    lavoro curatoriale, quello del concerto che ho curato al Leoncavallo nel 1998, al
    quale hanno aderito 80 artisti), ma metti paura per quanto sei polemico e
    agressivo.
    Qui non si tratta di rivoltarsi contro il sistema dell’arte con le parole o con le
    azioni di piazza, credo, ma di realizzare opere o curatele che cambino modo di
    riflettere, situazioni ecc.

    Domingo Aniello: sono d’accordo, solo che per me tali azioni riflessive devono essere periferiche al sistema….

    Roberto: Dice Jimmie Durham, sai l’artista indiano (d’America) che ho conosciuto quando
    facevo parte del Progetto Oreste, che l’opera d’arte non deve essere necessariamente
    “politica”.
    Penso anch’io che l’arte alla fine sia un quid che va al di là della politica
    stessa, ma che al tempo stesso può essere politica, perchè no.
    Ti saluto e scusa se ho scritto con qualche errore, ma vado molto veloce perchè sto
    facendo un lavoretto dove tiro su qualche soldo. Anch’io devo mangiare, no?
    Ah, e salutami la nostra amica, se ti ricordi.

    Domingo Aniello: l’arte può anche fottersene della politica ma al mondo non esiste un artista che non sia politico, stiamo parlando d’arte o d’artisti? Un mio amico dice che l’arte è l’artista e se l’artista è un essere pensante (come spero che sia) allora non può non essere politico per il semplice fatto che fa parte di un ingranaggio socio politico, non trovi?

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