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È morto stamani a Cuneo, all’età di sessantaquattro anni, Roberto Peano. Attraverso la fondazione che ne porta il nome, costituita nel 1993, Peano si è a lungo e ammirevolmente impegnato per la promozione dell’arte contemporanea con un occhio di riguardo per gli artisti giovani, ai quali ha spesso aperto con generosità le porte della fondazione, situata alle porte di Cuneo nel mezzo di un giardino di sculture. Proprio alla scultura Peano ha dedicato le sue maggiori energie, lanciando esattamente dieci anni fa un concorso annuale internazionale riservato agli studenti dei licei artistici e delle accademie di belle arti, che nel tempo ha acquisito grande rilevanza attraverso la partecipazione di istituti da ogni parte del mondo. I funerali si terranno sabato a Cuneo. (l. a. )
link correlati
www.fondazionepeano.it
[exibart]










La scomparsa di Roberto Peano, Presidente della Fondazione Peano, avvenuta nelle ore mattutine di giovedì 17 maggio, ha toccato profondamente tutte le persone che l’hanno conosciuto e frequentato: ci accorgiamo improvvisamente di essere stati lasciati un po’ più soli, increduli di non poterlo incontrare di nuovo, di averlo come amico, confidente e discreto, ma determinato suscitatore di avvenimenti culturali, nella sua intima predisposizione a incarnare la figura del mecenate, del promotore entusiasta di energia creativa tra i giovani e i meno giovani dell’arte d’oggi sul nostro territorio, che ha saputo anche trasformare un corso alberato della città di Cuneo in un centro di esposizione permanente d’arte ambientale. Lo ricordo seduto di fronte a me, sotto la rinfrescante ombra estiva degli alberi del giardino museale della Fondazione, a intrattenere piacevoli e argute conversazioni sulle vicende non sempre chiare e convincenti dell’arte del nostro tempo; lo rivedo in piedi di fronte alle opere appena collocate nella sala espositiva, a studiare con occhio infallibile e gran gusto estetico la disposizione spaziale per la loro migliore valorizzazione. Mi è stato maestro nell’impegno faticoso di seguire tutti i risvolti progettuali e realizzativi di un evento espositivo, talvolta anche con discussioni e divergenze di vedute, ma sempre con la consapevolezza di dovergli riconoscenza per tutta la ricchezza delle esperienze di studio, di ricerca e di incontro con le più varie personalità artistiche che mi ha concesso di vivere nei nove anni della mia collaborazione con lui in qualità di curatore e di direttore artistico della Fondazione. Dio voglia che la sua vitalità di uomo filantropo e cultore della bellezza possa continuare a valere come esempio ideale di comportamento, capace di generare frutti concreti in futuro per tutta la collettività.
Enrico Perotto