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Mancano 20 giorni all’apertura, e si aprirà. Anche se Chipperfield ha deciso di misconoscere la sua opera, e tutto ora è finito in carte bollate di avvocati, sia da parte dello studio inglese che ha vinto la gara per la rimessa a nuovo come MUDEC dell’Ex Ansaldo, sia sul fronte del Comune di Milano, che gestirà lo spazio con le mostre del Sole 24 Ore Cultura.
Ve lo avevamo già annunciato, ma oggi lo strappo tra le due istituzioni è definitivo, con l’Assessore Filippo Del Corno che ha dichiarato che «La storia del Museo delle Culture è lunga e travagliata e non c’è più tempo per rinviare l’apertura. Abbiamo provato a discutere con l’ufficio di Chipperfield che però ha dimostrato un atteggiamento rigido e non collaborante». E dunque il 26 marzo, volenti o no, opening in via “ufficiosa” alla comunità, per far vedere “Mondi a Milano” e “Africa”, le prime due mostre.
Poi, una volta terminate, si potrà pensare a come rimettere mano al progetto, seguendo le indicazioni dell’architetto che pare sia andato su tutte le furie perché la manodopera appaltata dal Comune non ha rispettato le sue indicazioni. Vecchia storia, per vecchi risultati. Quali? Quelli che arrivano quando il tempo perso, per un motivo o per un altro, è stato troppo, ed è difficile ricucire uno strappo che, quando si decide di affidare un progetto ad una grande firma, non bisognerebbe compiere: cambiare le carte in tavola in lavori strutturali (ed estetici) fondamentali. In questo caso nella pavimentazione, stravolta rispetto all’idea messa in cantiere dall’architetto inglese. Peccato che ancora una volta i rapporti si rovinino a pochissimi giorni dal via, avvelenando il clima e dimostrando anche che, metaforicamente, i “Fundamentals” di cui ci ha anche parlato un altro big come Rem Koolhaas nella sua Biennale, per alcuni diventino optional. Specie quando l’acqua è alla gola. Ma davvero sarà solo colpa di un pavimento posato sbagliato, o c’è altro nascosto sotto le mattonelle?












