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Si arriva in questa piazza di inconsuete – per Roma – piccole dimensioni, grande quasi come un piazzetta lontana dal centro, di uno dei piccoli, antichi sobborghi italiani, che è composta e circondata solo da costruzioni basse, in un clima quasi assopito e, d’improvviso, si vede l’opera di Davide Dormino, insieme potente e poetica. Potente perché la presenza di 7 remi di ferro alti 5 metri, dei quali circa 1,5 sovrastano il muro dove si appoggiano, danno l’idea della forza, della tenacia e della fatica dei naviganti. Poetica perché il fatto di aver messo i remi a rovescio, cioè con le pale in alto, attribuisce al cielo il ruolo del mare. «Il muro diventa una nave. Il cielo diventa il mare. La realtà si capovolge».
Partendo dai nomi dei personaggi ai quali sono intitolate le strade di quest’area del Pigneto, che sono nomi di illustri geografi, cartografi e astronomi, l’artista ha deciso di reinterpretare il muro esterno della Cooperativa Termini che, da recinto di un ex spazio produttivo da tempo abbandonato, viene trasformato in una istallazione scultorea, diventando una suggestiva quinta e ridistribuendo i valori di un luogo pubblico.
Dormino, con questa sua ennesima opera pubblica, qui nell’ambito di Creature, Festival della Creatività romana, trasforma il muro scrostato e trascurato in quello che lui definisce «un monumento all’immaginazione». I sette grandi remi di ferro rivolti verso l’alto, sette come le sette stelle della costellazione dei navigatori, le Pleiadi, sembrano spostare quel muro, vogliono simbolicamente farlo navigare.
E navigando, remando in quel cielo diventato mare, ci si immagina di poter superare i confini geografici e politici del nostro mondo senza pace e ci si può immaginare, anche, di navigare con vento favorevole attraverso i nostri muri interiori, riuscendo a percepire meglio chi siamo noi e chi siano gli altri, quelli diversi da noi, quelli che troppo spesso non conosciamo. Anche in questo caso e in questa piccola piazza, l’arte e la cultura ideate in relazione con il territorio possono diventare strumenti per ricostruire il senso dei luoghi e delle comunità che ci vivono. L’installazione scultorea stazionerà in Piazza Copernico fino a primavera inoltrata, per poi salpare verso altre mete. (Cristina Cobianchi)












