04 marzo 2015

New York: Armory, la vecchia fiera che conquista. Ecco gli italiani in trasferta, e le promesse da non mancare

 

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Fondata nel 1994 dai galleristi Colin De Land, Pat Hearn, Matthew Marks, e Paul Morris come Gramercy International Art Fair, visto che si svolgeva proprio al Gramercy Park Hotel, The Armory Show ha acquisito il suo nuovo titolo nel 1999, dopo essersi spostata al 69th Regiment Armory su Lexington Avenue. Il nome, omaggio al leggendario show del 1913 che mostrava opere di artisti europei d’avanguardia mai visti prima sul suolo americano, dopo oltre 100 anni – e tanti passati nella crisi più profonda – l’Armory va avanti, al Pier 92 e 94. Una fiera che non solo, attualmente, pare godere di una salute ritrovata, ma è diventata anche parte integrante della riqualificazione culturale del lato ovest di Manhattan. E così, non in ultimo per questi motivi, sono 199 le gallerie che da domani (preview) affolleranno i moli.
Vengono da 28 Paesi e quest’anno il focus sarà sui “colleghi” dell’area MENAM (Medio Oriente, Nord Africa e Mediterraneo), sotto la cura di Omar Kholeif, prestato alla fiera dalla Whitechapel di Londra e in partnership con Edge of Arabia. Non c’è insomma, come non c’è mai stato in questo campo, una paura dell’altro ma anzi si guarda ai nuovi mercati che hanno molto da spartire proprio con gli Stati Uniti, da lungo tempo. 
Gli italiani? Tra le stelle internazionali (Marianne Boesky, Blain/Southern, Zwirner, Ben Brown e Galerie Eva Presenhuber) solo per citarne alcune, ci sono anche Massimo De Carlo, Cardi, De Cardenas, Lisson, Monitor, Lorcan O’Neill, P420, Lia Rumma, Federisca Schiavo, James Barron, Galleria d’Arte Maggiore e Mazzoleni. Che si aprano le danze: vedremo in questa prima tranche di arte newyorkese (aspettando poi la settimana di Frieze a maggio), come andranno le cose. Anche se si parte bene: il gala della fiera quest’anno si svolge al MoMA. Basterà?

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