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Una fiera che più nazionale non si può Art Miami New York, che poche ore fa ha avuto la sua preview al Pier 94, sede dell’Armory Show (la galleria di immagini la trovate sulla nostra pagina facebook). Qui difficilmente sentirete parlare altre lingue oltre allo yankee, perché le gallerie (oltre 100), nelle sezioni di moderno e contemporaneo, arrivano prevalentemente dalla stessa Grande Mela o dagli Stati Uniti.
Cosa portano qui? Verrebbe da dire tutto, visto che ce n’è davvero per tutti i gusti, mercato secondario compreso.
Qualche highlights nel bene e nel male? Noi ve li elenchiamo, scegliete voi da che parte metterli.
Iniziamo da Contessa Gallery, di Cleveland, che ha invaso lo spazio con un intervento vulcanico di Mr. Brainwash, dove l’artista ha messo insieme tutti i padri del secondo Novecento americano, da Pollock a Warhol fino a citare Banksy con una “rivisitazione” molto personale e se possibile ancora più pop, sparata, bulimica. La Westwood Gallery di New York, settore Moderno, ha invece le belle foto (piacione, per forza) di Roy Schatt sul modello d’eccezione James Dean. E poi multipli di Warhol, Haring e anche sculture di Jhon Chamberlain si vedono un po’ ovunque: un tesoretto tutto a stelle e strisce, presente però anche in diverse gallerie londinesi che qui hanno stand, come la Omer Tiroche che espone anche un bel Christopher Wool in versione astratta. Da Long-Sharp Gallery, sede a Indianapolis, ci sono Russel Young e Chris Bracey: nel primo caso si fa il verso a Warhol con un ritratto di Marilyn a 15mila dollari, nel secondo a Bruce Nauman con un neon “filosofico”, Art never finished, per 38mila bigliettoni. Young però è un altro che va forte un po’ ovunque da queste parti, e anche la Keszler Gallery di Southampton espone una grande serie di ritratti del’artista dedicati a Jim Morrison, acrilico su tela in Warhol-style. Sempre nella stessa galleria, ci sono anche una serie di Banksy, tra cui il celeberrimo Kissing coppers. Pezzi unici, viene riportato. Autentici? (foto sopra No balls games)
Più delicati, ma sempre un poco deja vu, gli intarsi su carta (con fondo di panorami di città statunitensi) di Elise Whele, da Aureus Contemporary di Providence.
Un po’ ovunque, ma non nel senso più stretto del termine, la pittura, egualmente distribuita tra grafiche, installazioni, scultura. Tra i più raffinati Forsblom di Helsinki, che ha un bello stand con Jason Martin, Peter Halley e Mariko Mori, tra gli altri.
Per chiudere invece una presenza italiana: la milanese Jerome Zodo, che porta un paio di grandi italiani: Agostino Bonalumi (con una serie di tele tutte gialle) e Alberto Burri, tra gli altri. I grandi vecchi che in Americano vanno fortissimo. O almeno si spera!










