16 maggio 2015

New York/musei. Quant’è bella la Grande Mela! Ve lo racconta Richard Estes, al MAD. In una mostra che è un omaggio, anche al Fotorealismo

 

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Spesso si è considerato l’Iperrealismo, nato alla fine degli anni ’60 proprio da queste parti grazie a Doune Hanson, Jhon de Andrea, Chuck Close e Richard Estes, una sorta di corrente marginale, certamente di grande appeal ma troppo artigianale, eccessivamente artefatta nel suo essere rappresentazione sottile di città più perfette che vere e di corpi così precisi, anche quando trattasi di “maschere sociali” come nel caso di Hanson, da essere accantonata.
L’occasione per scoprirla stavolta ce l’avete proprio a New York, dove va in scena “Painting New York City” di Richard Estes. Classe 1932, di Chicago, Estes (rappresentato dalla Malborough Gallery dal 1993) si trasferisce nella Grande Mela subito dopo la laurea e inizia a dipingerla da autobus, metropolitane, vetrine, strade, proprio dalla metà degli anni ’60. I cinquant’anni di carriera, e di omaggio a New York, sono qui in scena solcando i ponti di Manhattan e Brooklyn, guardando Central Park, Columbus Circle o dai treni della linea L, per esempio.
Con le sue illusioni Richard Estes ci restituisce la magia di una città che in mezzo secolo non ha decisamente perso la sua attrattiva, e anzi ancora vibra di bellezza luminosa e, perché no, di silenzi. Già, solitaria la New York di Estes, come la vita che scorre sui suoi binari, in un museo che è una chicca e che non tradisce anche la sua mission di “design” inteso come costruzione del prodotto. Accanto ai quadri e alle fotografie, infatti, vedrete anche i retini serigrafici che hanno contribuito, ai tempi, alla messa in scena di questo universo forse troppo semplice, apparentemente, del contemporaneo.

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