17 gennaio 2018

Nino Mustica, la forma dei sogni, dei segni e dei bisogni. Il ricordo di Francesco Cascino

 

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Francesco Cascino ricorda Nino Mustica, artista nato ad Adrano, provincia di Catania, il 26 agosto 1949, e recentemente scomparso.
Quando devi parlare di un amico, un maestro, un fratello, un compagno di strada e di avventura che muore, quando devi parlare di un artista così immenso come Nino Mustica, che scompare alla vista, è sempre difficile trovare le parole. 
Innanzitutto perché l’intimità che ci ha legati per 22 anni ha una sua allocazione nel cuore, poi perché davvero non sono degno di raccontare un artista così grande, anche se so bene dove la sua ricerca ha portato il mondo e dove lo porterà nei prossimi anni. Posso però provare a raccontare l’amico Nino, un uomo affettuoso e saggio che resterà per sempre nei cuori di tutti quelli che lo hanno conosciuto. 
Nino era nato a Catania nel 1946 anche se l’età non la dichiarava mai, per lui era un dato numerico senza significato. Quello che significava nella vita lo sapeva bene: l’amore per l’arte e per la natura, le persone, sua moglie, una compagna di vita e di creatività che lo ha accompagnato in tutti i suoi giri preferiti. Nino non era un protagonista del Mercato dell’arte semplicemente perché non esiste un’arte sola e un solo Mercato: esistono le sue visioni geniali che dal 1996 lo hanno portato a produrre architetture abitabili, vivibili e fruibili per tutti i sensi partendo dalla sua pittura astratta o, meglio, apparentemente astratta. Il sodalizio tra Epson e Mustica ha generato la prima stampante 3D per creare forme pittoriche solide che provenissero dall’intensità della pennellata e del colore del quadro da cui partivano. Un colpo di genio nel solco intellettuale di Leonardo che capisce che disegnare la città, il luogo in cui si scambiano anime e corpi, deve originare dalla pittura, lo strumento etico ed estetico con cui gli uomini comprendono la realtà e danno forma a quegli elementi invisibili che la compongono nel profondo. 
Nino però amava molto di più il mercato della frutta e della verdura. Era un uomo autentico, aveva un fiuto eccezionale per la qualità perché l’aveva sempre difesa con la semplicità e la genuinità dei rapporti e delle relazioni, per cui passeggiare con lui nei mercati del sabato era una scoperta continua. Così come era una gioia passare ogni sera nel suo meraviglioso loft; Nino era ospitale come solo i siciliani sanno essere e con lui Katharina, la sua compagna da 20 anni, un’ospite accogliente e precisa. 
Gli amici di Nino avevano una casa sempre aperta, un focolare dove nutrivano intelletto, anima e corpo. La saggezza di Nino, riservata ed elegante, aveva il fuoco della sua Sicilia. Io e lui eravamo diversi: io invece sono Social, casinista, sempre esagitato e questo era uno degli elementi su cui scherzavamo di più, ogni giorno. Ma questo non ci ha impedito di essere amici, con qualche separazione e qualche incomprensione che per fortuna abbiamo recuperato. Questo non ha impedito a lui di spingermi fuori dai circuiti aziendali nel 1999 quando, a Parigi, mi ha detto: adesso costruisci un ufficio con una parete a Tokyo, una a New York, una a Parigi e l’altra a Milano e vieni a lavorare nell’arte. Un mese dopo così ho fatto e oggi la mia forma, da astratta e informale che era, è quello che è per merito suo. 
Un maestro assoluto, un sorriso assolato che porterò sempre con me come faccio dal 1996, ogni giorno e ogni notte in cui c’è bisogno di dare forma a segni, sogni e bisogni. (Francesco Cascino)

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