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La Biennale internazionale dell’antiquariato, in questi giorni in corso a Firenze, è la più antica manifestazione nel suo genere. Purtroppo anche gli antiquari, proprio come i galleristi di arte moderna e contemporanea, rischiano di essere tagliati fuori dal mercato internazionale per colpa di una datata, e stringente legislazione italiana.
Il prossimo 2 ottobre proprio la biennale ospiterà una tavola rotonda per presentare una serie di proposte per far ripartire il mercato tricolore. Tra queste la richiesta di rivedere il sistema delle licenze di esportazione, che attualmente non facilitano lo scambio delle opere meno costose. Ma non solo: tutti i manufatti realizzati più di 50 anni fa da un artista non più in vita, necessitano della licenza per essere venduti anche all’interno dell’Unione Europa. La legge comunitaria imporrebbe l’applicazione di una soglia monetaria limite per le licenze, Francia e Regno Unito hanno già recepito la normativa, galleristi e case d’asta sperano che l’Italia faccia altrettanto. Un altro aspetto della questione riguarda l’aumento del termine di tutela da 50 a 100 anni.
Questi elementi, la lentezza burocratica e un generico senso di incertezza legislativa, rendono il mercato del Belpaese meno attraente per gli investimenti stranieri. Alla tavola rotonda della biennale interverranno diversi gruppi di interesse, tutti uniti nella speranza di una riforma che trasformi il sistema nazionale e che porti l’Italia nel vivo del commercio internazionale.












