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Dal 9 settembre al 10 novembre si terrà a Yekaterinburg, in Russia, la terza edizione dell’Ural Industrial Biennal of Contemporary Art. Il tema centrale della kermesse sarà la mobilitazione, intesa come impulso diretto a un cambiamento portatore di progresso in una società. Le sommosse infatti, per loro stessa natura, sono sempre rivolte al futuro e allo sviluppo della collettività, unendo più persone sotto una stessa bandiera, che sia nazionale, culturale, etnica o religiosa. A volte si tratta semplicemente di un attaccamento agli stessi valori, altre volte si decide di sposare la causa di un altro, che sia una breve corsa o una lenta battaglia che perdura nel tempo. Che ruolo gioca l’arte contemporanea in questi contesti? Può essere una spinta nella giusta direzione, un punto di incontro per diverse posizioni e, ancora, può offrire un momento di riflessione sugli impulsi che hanno attivato un processo di mobilitazione popolare.
Il programma di quest’anno si concentrerà principalmente nella sede dell’Iset Hotel, conosciuto come il “Gorodok chekistov”, che significa letteralmente “la città degli ufficiali del KGB”. L’esposizione finale degli artisti residenti, i progetti speciali, le performance e i progetti di ricerca saranno tutti presentati in questo luogo.
Uno degli obiettivi principali di questa Biennale è creare sfere di comunicazione che aiutino a superare le barriere della percezione che si ha dell’arte contemporanea e, allo stesso tempo, analizzare l’influenza dell’industrializzazione sui cambiamenti socio-culturali derivanti da sommosse di protesta. I curatori del progetto principale della biennale saranno l’artista multimediale Li Zhenhua (Pechino-Basel) e la curatrice indipendente Biljana Ciric (Shanghai). (Giulia Testa)












