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Parliament Square a Londra da oggi ha un “amico” in più: quel “fachiro mezzo nudo”, come lo aveva definito il leader Churchill, Mahatma Gandhi. Il leader indiano detestato per la sua campagna contro il dominio imperiale inglese, è stato messo proprio accanto a Winston Churchill, all’ombra del Big Ben e alla Camera dei Comuni.
La statua di bronzo, alta due metri e 70 centimetri, ad opera di Philip Jackson, lo ritrae nelle fattezze della fotografia scattata durante la sua visita a Londra nel 1931 ed è stata in parte finanziata dal magnate indiano dell’acciaio Lakshmi Mittal.
David Cameron ha salutato Gandhi come “una delle figure più alte nella storia della politica mondiale” e ha dichiarato che la statua gli porterà «una dimora eterna nel nostro Paese». L’inaugurazione della scultura segna l’ultimo sforzo della Gran Bretagna nei confronti di “rinegoziare” il suo passato e il suo presente in India, conosciuta come la “punta di diamante” dell’impero inglese e dove due anni fa Cameron è stato il primo premier a visitare l’area di un massacro del 1919 in Amritsar quando le truppe sotto il controllo britannico uccisero centinaia di manifestanti disarmati. Insomma, si tenta di ricucire la storia. Basterà una statua?












