Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Ha inaugurato oggi la mostra “Ricami di luce. Pailettes e lustrini nella moda di Palazzo Morando 1770-2004” nell’omonimo palazzo di via sant’Andrea 6. L’inedito percorso espositivo – a cura di Gian Luca Bovenzi, Barbara De Dominicis e Ilaria de Palma e organizzata da Opera d’Arte – vuole essere un omaggio al lavoro di studio della collezione di abiti e accessori del Comune di Milano condotto negli anni Settanta dalla storica del costume Grazietta Butazzi, da cui si è partiti per un elaborato lavoro di catalogazione, che sarà messo su uno specifico portale online nel 2017. Sono qui esposti abiti che hanno un punto in comune: le pailettes. Sì, perché questo elemento vive nella storia della nostra sartoria da secoli. Lo stesso Leonardo da Vinci volle progettare una macchina per la creazione di questi affascinanti dischetti. E – questo potrà sorprendere – non sono sempre stati un elemento ad uso esclusivo del genere femminile. Osservando gli oltre venti abiti esposti al primo piano del palazzo, si può ripercorrere la storia dell’uso e della lavorazione di questo prezioso ornamento, che è mutato di materiale in base al gusto e alla moda. A partire dal ‘700 quando le pailletes impreziosivano anche le marsine e i gilet maschili, che diventano simbolo di uno status simbol di ricchezza e sfarzo, per passare all’abito neoclassico – uno dei quali appartenuto alla sorella di Napoleone, Elisa Baciocchi – passando per le opulenti vesti della Bella Epoque, per quelle sensuali degli anni ’20 e per quelle gioiose del secondo dopoguerra, fino a quelle più innovative, sperimentali e teatrali degli anni ’60, ’70 e ’80, fortemente influenzati dallo show business di musica e televisione. Ma la ricerca sperimentale continua nella storia della moda fino ai giorni nostri: si veda l’ammaliante e luminoso vestito firmato Giorgio Armani e prestato da Armani Silos per la mostra, che si dimostra un divertente tuffo nella storia del baluginio fugace, del colore e della seduzione. E voi quale abito preferite? (Micol Balaban)










