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Sarebbe costata 300 morti la battaglia che le milizie siriane hanno ingaggiato contro l’esercito dell’Isis alle porte di Palmira, riuscendolo a respingere. Un pesante costo umano, con perdite quasi pari da ambo le parti e 57 civili rimasti uccisi. Il dato certo è che l’antica città romana, simbolo di quel che resta dell’inestimabile patrimonio archeologico siriano e di uno dei momenti più alti, quanto a tolleranza e fusione di culture, dell’impero romano, esiste ancora. E questa è una ottima notizia.
A diramarla è stato il direttore delle antichità e dei musei Mamoun Abdulkarim: «Non ci sono danni alle rovine, ma questo non significa che non bisogna essere preoccupati», ha affermato. La ritirata dell’esercito nero sarebbe iniziata con la perdita del controllo delle zone settentrionali della città, che erano state conquistate sabato. E Il governatore provinciale Talal Barazi ha confermato che «l’esercito sta bonificando le strade dalle bombe ma la situazione nel centro città e nei sobborghi è buona».










