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Novanta minuti di lungometraggio, girato da Lisa Immordino-Vreeland, mostrato in anteprima al Tribeca Film Festival la scorsa primavera, e da domani proiettato per due settimane, quattro volte al giorno, al Film Society del Lincoln Center di New York.
Parliamo di Peggy Guggenheim: Art Addict, il film sulla grande collezionista costruito intorno alla registrazione audio dell’ultima intervista all’amica degli artisti, mai pubblicata.
Che, se il fiuto non ci inganna, è destinato a diventare un vero e proprio blockbuster: non solo per tutta la sfera dell’arte presente («Io non sono una collezionista. Io sono un museo», avrebbe detto la grande Peggy), ma anche per qualche altra passione: «Penso di essere stata una specie di ninfomane», ammette nel film, riferendosi ai suoi numerosi exploit sessuali.
C’è insomma quel lato pruriginoso che piace tanto al pubblico e che mostrerà sotto un altro profilo la “mamma” di Robert Motherwell e Jackson Pollock, tra gli altri. Non tradendo una passione che «Mi ha portato a vagare per l’Europa alla ricerca di ogni dipinto che potevo trovare, passando ore per arrivare in alcuni paesini di campagna anche solo per vederne uno». Grande Peggy, appassionata sempre. E forse anche per questo ti meriti un nuovo, famoso, omaggio.












