23 febbraio 2017

Per la democrazia, contro la “democrazia”. Colpo di Stato in Turchia, e la Germania rifiuta l’asilo politico di Erdogan

 

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Cosa succederà ora nella Turchia che fu di Erdogan? Difficile immaginarselo al momento in cui scriviamo, mentre i carri armati sono scesi per le strade di Istanbul, con gli spari sul Parlamento e sul ponte sul Bosforo, mentre l’aeroporto di Ataturk è stato chiuso a pochi giorni dall’attentato, con la tv di Stato oscurata, così come i social network. 
L’ordine del capo di stato, Recep Tayyip Erdoğan (in fuga prima verso la Germania, che gli ha negato l’asilo politico, e ora pare in Qatar) è di resistere al golpe dell’esercito, iniziato ieri sera alle 23 ora locale, e che si sta fronteggiando con la polizia. 
L’esercito ha annunciato di “Aver preso il potere in Turchia per ristabilire l’ordine democratico e la libertà e far rispettare i diritti umani”. La medesima affermazione, ovviamente, è uscita anche dalle dichiarazioni del premier turco Binali Yildirim: “Faremo tutto il possibile perché prevalga la democrazia. Il colpo di stato non riuscirà e i responsabili saranno puniti: le nostre forze useranno la forza contro la forza”.
La situazione, per ora, è nel caos. Ora per ora lo scenario, in via di definizione, assume nuovi contorni, mentre nelle strade della Capitale vi sono scontri tra militari pro e contro golpe, e nel primo attacco già si contano una ventina di vittime, e nelle strade resta in vigore il coprifuoco. Aggiornamenti in corso. 

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