09 marzo 2015

“Performare” in pubblico sulla condizione femminile a Kabul, ed essere quasi lapidate. Ecco la storia di Kubra Khademi

 

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Lei è una giovane artista afghana, e si chiama Kubra Khademi. Vive a Kabul, e indossa il hijab, il tipico copricapo femminile musulmano. Autoctona, insomma. Peccato che non importi granché, visto che la giovane performer è finita quasi lapidata per un’azione che voleva toccare da vicino la condizione delle donne in medioriente e nel subcontinente.
Che è successo? Kubra è scesa in strada, con addosso un’armatura di ferro dai grandi seni e glutei, come un’antica Venere. Un vestito fatto da un fabbro per l’equivalente di 10 dollari, che non è piaciuto molto a chi l’ha incrociato sulla propria via che ha iniziato a insultare e a tirare pietre.
«È andata come mi aspettavo, e sono dovuta scappare. Sono cose che capitano tutti i giorni, ogni momento, ogni ora nella mia città», anche se qualche attivista uomo, in risposta, ha messo il burqa per dimostrare solidarietà con le donne, per le quali i festeggiamenti e le parole di “festa” da queste parti sono solo discorsi vuoti. 
«Quest’azione deriva da un episodio personale: un uomo quando era piccola mi toccò; non gli importava quanti anni avessi, per lui era donna e basta. In famiglia mi fecero sentire in colpa, come se la causa fosse stata mia volontà. Avrei voluto un’armatura». In una guerra mai finita contro la violenza.

1 commento

  1. una lezione di grande coraggio.una risposta a quei tanti che si chiedono se ha ancora senso parlare di ” giornata della donna”
    Giornata non festa.
    Non per farne un doppione di San Valentino ma per diffondere in un mondo sempre più distratto( formato anche da donne) lo spirito di resistenza che ancora unisce chi crede nella importanza della difesa dei diritti fondamentali delle donne in tutte le latitudini.

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