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Certo a titoli “sensazionali” su Libero ci sono abituati, sia che si tratti di politica che di cronaca. E mirano sempre all’imputazione di uno o più capri espiatori.
Oggi è stata “Tutta colpa degli archeologi”, categoria vessata per anni non solo da tagli, precariato e da un mancato rispetto della professione da parte dello stato, rei di aver causato nemmeno troppo implicitamente, anzi – secondo il quotidiano – la strage pugliese dello scontro tra i due treni.
Già, perché il miliardo e 700 milioni per raddoppiare la linea sarebbe stato bloccato da frammenti risalenti al periodo “Musteriano o al Epigravettiano. In pratica i familiari delle vittime devono prendersela con un po’ di ghiaia più o meno antica, sia detto con tutto il rispetto” scrive Mario Giordano, direttore della testata.
Una sparata da non poco conto, che il MIBACT stigmatizza con un comunicato breve e deciso: “Distorcendo la realtà, si attribuisce agli archeologi addirittura la responsabilità della drammatica tragedia ferroviaria in Puglia, sulle cui responsabilità sta indagando la Magistratura, alla quale si esprime totale fiducia. È necessario precisare, per mero amore della realtà e contro ogni tentativo di speculazione, che la VIArch-Valutazione di Impatto Archeologico è uno degli atti preliminari alla progettazione di ogni opera pubblica e che le procedure dell’archeologia preventiva, nelle quali sono impegnate attivamente le Soprintendenze e centinaia di archeologi professionisti, sono finalizzate a facilitare la realizzazione delle opere pubbliche e non certo a bloccarle, mediante appunto un’azione conoscitiva preventiva, invece del blocco dei lavori in corso d’opera. Nello specifico, i lavori per il raddoppio della linea ferroviaria della Ferrotranviaria SPA, nel tratto Corato-Barletta, non erano ancora stati appaltati, per cui è del tutto improprio attribuire la responsabilità alla segnalazione di un sito archeologico”, riporta il Consiglio.
Invitando gli italiani a respingere un attacco violento contro una categoria intera, a cui il giornalismo che specula sul dolore dovrebbe forse, ora, rendere conto.










