10 marzo 2007

Premio Furla 2007, vince Luca Trevisani

 

di

Luca Trevisani - Lo Savio’s Halfpipe
È il veronese Luca Trevisani (1979) il vincitore dell’edizione 2007 del Premio Furla per l’arte . La giuria – composta da Chiara Bertola (curatrice del Premio, senza diritto di voto), Mona Hatoum (artista, madrina della Sesta Edizione), Christoph Tannert (direttore Kunstlerhaus Bethanien, Berlino), Stefano Arienti (artista), Bartomeu Marì (curatore capo MACBA, Barcellona) e Yuko Hasegawa (curatrice capo Museum of Contemporary Art, Tokyo) – lo ha selezionato nell’ambito di una cinquina di finalisti che comprendeva anche Alice Cattaneo, Elenia Depedro, Nicola Gobbetto e Nico Vascellari . La consegna del premio, promosso da Furla Spa, Fondazione Querini Stampalia di Venezia, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, UniCredit Group, si è tenuta a Bologna presso la Cappella Farnese di Palazzo D’Accursio. La novità di questa Sesta Edizione riguarda il Premio destinato al vincitore, che consiste nell’opportunità di trascorrere un soggiorno in una prestigiosa residenza d’artista coma la Kunstlerhaus Bethenien di Berlino e nell’acquisizione di una propria opera da parte della Collezione permanente del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. La giuria ha poi voluto assegnare una menzione speciale ad Alice Cattaneo.

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Il video della mostra del Premio Furla su Exibart.tv
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Corporarte. Luca Trevisani – Terlizzi (ba), Azienda Fantini Scianatico

[exibart]

1 commento

  1. Premio Furla, il vampiro.
    Ancora nella penultima edizione del premio Furla svoltasi a Venezia è stato scelto come vincitore un “vive a lavora a Milano”, come la quasi totalità dei nomi dei finalisti.
    Ecco che invece nella più recente selezione (a Bologna, per l’edizione 2007) sono apparsi, tra i soliti milanesi, dei “vive e lavora a Bologna”.
    Chiaramente in quel luogo il Furla dimostra maggiore rispetto per la produzione locale; solo a Venezia i critici d’arte e la politica incentivano chi usa questa città unica per fare i propri comodi senza dare quasi nulla a noi artisti che vi operiamo, anzi disprezzandoci.
    Ecco cosa scrive Chiara Bertola, nel libro “Felicita Bevilacqua”: “Ora il premio si tiene a Bologna durante l’Artefiera, e il principale commento del pubblico e degli addetti rispetto a questa condivisione è stato sull’accessibilità del luogo: – Ah! A Bologna alla Galleria, così riusciremo a vedere la mostra –“.
    Ma il Furla si è affermato in quale luogo?
    Perché allora, con coerenza, il Furla non chiude definitivamente con il capitolo “Venezia”?
    Noi artisti veneziani dovremmo essere risarciti dall’aver subito per anni questa manifestazione che ha tutelato sfacciatamente gli interessi di altri sottraendoci spazi assolutamente vitali, necessari, vampirizzando parassitariamente risorse che dovevano essere dedicate a noi che operiamo in questa realtà (a costi altissimi e tra mille difficoltà), e non a Milano.
    Per precisa responsabilità della politica e degli intellettuali ad essa vicini, l’arte contemporanea veneziana è stata per molti anni abbandonata ad una sorta di coma, e chi come me ha avuto il coraggio di smuovere una situazione divenuta ormai intollerabile oggi deve subire il vero e proprio boicottaggio di un potere culturale omertoso al limite della mafiosità. L’artista che vogliono deve stare zitto e buono, in lista d’attesa negli archivi e nelle liste (aspettando che il ditino del potere si posi sulla sua testa come fosse un gesto di redenzione), un cavallo di razza che produce ricchezza e fama a gallerie e musei.

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