12 luglio 2014

Premio Vasto nel segno del rinnovamento. Niente trofei, ma da oggi sono in scena le “Icone Ibride” del contemporaneo

 

di

Premio Vasto 2014, Peter Flaccus, Madagascar at 300dpi
Nato nell’estate del 1959 con l’obiettivo di seguire l’arte nazionale e farla conoscere al territorio, il Premio Vasto ha passato in questi decenni diverse “anime”. Intorno alla metà degli anni ’70 smette di essere un certamen artistico e si trasforma in una rassegna che viene curata via via da grandi critici, da Carluccio, a De Micheli, da Cerritelli a Crispolti. Negli anno ’90 furono le volte della “rivisitazione” dell’arte italiana del 900, e poi arrivarono le edizioni più sperimentali, curate da Lorenzo Canova o Alessandro Riva, fino ad arrivare ad essere anche trampolino per gli emergenti a partire dal 2002. Quest’anno però il Premio Vasto cambia pelle, sotto la curatela di Gabriele Simongini che sceglie la linea dell’ “Icona Ibrida” e una serie di artisti, al di là di trofei, ma dando all’ex concorso il timbro di una mostra d’arte contemporanea.
Il tema scelto è, appunto, quello dell’immagine ibrida, e anche in questo caso si parte dallo studio di «Forme in transito verso il mistero, fluide, metamorfiche, impermanenti, non definibili secondo cifre cristallizzate, da manuale di storia dell’arte, icone bidimensionali o plastiche che spesso oltrepassano la pura, semplicistica separazione fra quadro e scultura. Ecco un’ibridazione anche generazionale, tramata di identità artistiche scritte nel vuoto come generatore di possibilità. Ecco affermarsi uno sguardo laterale, avverso alla centralità tirannica e monolitica della definizione mummificata che non ammette vie di fuga, eccezioni, aperture», scrive Simongini. In scena tra gli altri anche Vasco Bendini e Fabio Nicotera, Marco Grimaldi, Matteo Montani, Stella Tundo, Giorgio Vicentini, Sabina Alessi, Marco Brandizzi, Bruno Conte, Francesco Guerrieri, Roberto Piloni, Andrea Lelario, Gianluca Murasecchi, Peter Flaccus, Alberto Timossi e Simone Pappalardo, Maurizio Pierfranceschi, Vincenzo Scolamiero ed Alfredo Zelli, Andrea Fogli, Fausto Cheng, Antonio Fraddosio, Mariantonietta Sulcanese e Marcello Mariani. «Uno sguardo plurale e pluralista, fluido, metamorfico, in transito. Un’idea metaforica dell’arte che, parallelamente alla scienza e pur indipendentemente da essa, non contempla un solo universo possibile ma un multiverso, un insieme di universi coesistenti ed alternativi al di fuori del nostro spaziotempo», è l’introduzione del curatore, che divide idealmente la mostra in alcuni macrocapitoli: Forme Fluide alla ricerca dell’Aura; L’ordine enigmatico; Le metamorfiche trasformazioni del segno; Materiale Immateriale; Senza specie; Slittamenti, corrispondenze e connessioni; Presenze inquiete, magmatiche. Una passeggiata nell’ombra del contemporaneo, densa del mistero di figure cangianti, per una nuova forma di vecchio “trofeo” che si rinnova.

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