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Non tutto è oro quel che luccica a Miami, e ci mancherebbe. Tra le dozzine di fiere che affollano la settimana di Art Basel, ci sono anche quelle un po’ dozzinali. Prendiamo Aqua Art Fair, per esempio.
Progetto decisamente simpatico quello di utilizzare le camere di un albergo (Aqua Hotel, su Collins Avenue a South Beach), in stile motel californiano, come stand. Ma quello che c’è alle pareti lascia non poco a desiderare, nonostante l’atmosfera sia frizzante, con musica ad alto volume nel patio e una folla tutta a stelle strisce davvero da film. Cosa vedrete da queste parti? Pittura, anche qui, in tutte le salse: olio, vernice, graffiti, collage, stencil, figurativo o astratto poco importa, talvolta con qualche allestimento abbastanza curato, più spesso letteralmente come in uno shop. Ma certo, anche qui cosa non si fa per vendere? E allora via, con prezzi che vanno dalle poche centinaia di dollari ai 7-8-9mila per i prodotti più “sofisticati”, che magari si illuminano con il buio; già, abbiamo anche tappeti di tale natura.
Troppo critici? Vogliamo indicare un nome, allora, che riassuma lo spirito di questa kermesse: Mark Andrew Allen, rappresentato dalla 57 Projects di Los Angeles. In scena miti e colori, Mc Donald e Topolino, patatine fritte e bandiere e, si legge nella presentazione “le sue opere sono narrazioni provocanti della società dei consumi nella quale viviamo”. E che permette, appunto, la sopravvivenza di tutti. Almeno da certe parti, e con certi “stili” da mantenere.










