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Sono passati quasi 50 anni, eppure il “radicalismo” non è cambiato; la modernità dei progetti è rimasta; l’architettura, talvolta invece, avrebbe ancora bisogno di imparare da queste pratiche, che miravano a liberarla della sua definizione tradizionale per espanderla all’ambiente nella sua totalità, inglobando fattori determinanti – ieri come oggi – la televisione, l’arte, i mezzi di trasporto, l’abbigliamento, il telefono (oggi smartphone), le abitazioni…
Ma di che parliamo? Principalmente di quel “Movimento Radicale”, che da qualche stagione è tornato alla ribalta delle pareti del museo, di cui si stanno ristudiando personaggi e azioni. E quale è il modo migliore per conoscere una corrente se non attraverso i suoi diretti protagonisti? Domani, dalle 11.30, il MAXXI infatti ospiterà intorno a un tavolo Archizoom, Gianni Pettena e UFO, con gli interventi di Margherita Guccione Direttore MAXXI Architettura, e delle curatrici del progetto Domitilla Dardi e Emilia Giorgi.
Per raccontare, appunto, come la modernità di un movimento abbia trovato oggi non solo l’abbattimento delle frontiere disciplinari di cui si faceva portatore, ma che non abbia perso la freschezza “rivoluzionaria” delle sue idee.
In home page: ARCHIZOOM, Grattacielo a Manhattan, 1969, Foto di Dario Bartolini
Si discuteva allora molto quale forma dovesse avere il grattacielo
Sopra: Urboeffimero n.2, 1968, Firenze – Piazza S.Marco










