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Riattivando la messa in scena. Al Plart presentati gli atti del convegno su Conservazione e Restauro del Design.
Alla Fondazione Plart di Napoli si è discusso del restauro del design d’autore, pezzi unici e non riprodotti industrialmente, opere che rientrano in quella sfera dell’oggettistica progettata dagli stessi artisti, secondo un’intenzione di miglioramento della qualità estetica della vita, partendo dalla quotidianità.
Il design è al limite tra l’oggetto e l’opera, l’atto creativo segue una progettualità che è predeterminata dall’utilizzo finale ma che, spesso, si presenta in una forma che ne travalica la funzionalità. Per tale caratteristica, l’opera di design sussume quel senso del bello che perdura oltre la sua destinazione d’uso. Quindi, conservarlo significa mantenere intatto l’oggetto sia come simbolo che come testimone della cultura materiale ed estetica. Questo è il senso dell’intervento tenuto dal Direttore della Fondazione Plart, Rossella Paliotto, alla presenza di Giovanna Cassese, docente di Problematiche della conservazione dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Stefano de Stefano, giornalista e docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Cherubino Gambardella, architetto, e Marina Santucci, responsabile dei Laboratori di Restauro al Museo Capodimonte.
A seguire, si è tenuta la presentazione degli atti del convegno “Il Futuro del contemporaneo. Conservazione e restauro del Design”. Giovanna Cassese, come curatrice della pubblicazione, ha ribadito l’impegno del Plart a porsi come guida nelle metodologie del restauro dei materiali polimerici e, non a caso, questo testo, frutto di una collaborazione tra studiosi di design, storici dell’arte, restauratori e chimici, pone un tassello importante nella definizione e nello sviluppo di un’identità specifica per il restauro del design, differente da quella del restauro d’arte.
Tale discorso interessa non solo il design ma la complessità dell’arte contemporanea, a partire dal “Manifesto Tecnico della Scultura Futurista” del 1912, in cui Umberto Boccioni teorizzò la nuova costituzione polimaterica dell’opera. Proprio quest’aspetto legato a nuovi materiali è una sfida alla conservazione delle opere e se il convegno apre alla problematica specifica della conservazione del design, tali teorie possono essere condivise anche nell’ambito dell’arte, dalle Plastiche di Alberto Burri agli Achromes di Piero Manzoni, dalle Proiezioni Polarizzate di Bruno Munari a Crown Jewels di Tony Cragg, esposto nella collezione permanente della Fondazione Plart, «Un quadro che ogni volta rivive grazie ai restauri», ha concluso Gambardella, sottolineando l’urgenza del restauro, fondante per mantenere la messa in scena dell’opera e attivare il dialogo con il fruitore. (Marcello Francolini)














