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Su Il Giornale il critico d’arte Vittorio Sgarbi racconta delle sue amiche, belle, pazienti ma soprattutto statue. Ughetta, Velia, Maria Teresa, Aida ora sono “fuori casa”, esposte in mostra. Ma non devono temere, il “fedele” (all’arte) Sgarbi aspetta solo il loro ritorno.
Prima Chiesa poi Tempio, prima Basilica poi moschea. Bastano tredici racconti e un libro per smontare l’architettura, tutt’altro che statica anzi “mobile”. Sulla mutabilità dell’architettura, La Stampa.
Quel che resta della monumentalità del passato declinata artisticamente da maestri come Calatrava, Paladino, e Dessì. Lo racconta una mostra a Cinecittàdue Arte Contemporanea a Roma, dal titolo “Acquedotti romani” (Il Corriere della Sera).(selezione a cura di rebecca vespa)
[exibart]









