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Al primo posto il LOVE di Robert Indiana, stima alta di 800mila dollari e uscito dalla sala di Sotheby’s New York a il doppio della cifra. Ma si sa, è un simbolo dell’America in qualche modo, nonché della contemporaneità; poi c’è Anselm Kiefer, con Nidhogger, 1982, che va a 917mila su stima massima di 350mila dollari. E poi c’è l’Italia, in una sale mai così ricca per il mese di marzo, con 17 milioni di dollari di fatturato, che affonda due colpi con Salvatore Scarpitta, a 875mila dollari (stima tra 250-350mila) con il suo, Facetowel Print (The Traveler), 1959, che rappresenta una delle varie opere-pilota della ricerca iniziata da Scarpitta nel ’57, anno in cui la Galleria del Naviglio di Milano e la Galleria La Tartaruga di Roma dedicarono due mostre personali dell’artista. Ma per trovare Facetowel Print, l’originale, bisogna proprio andare a New York, da Leo Castelli Gallery, quando l’opera fu realizzata per un’altra personale e poi nuovamente esposta da Leo Castelli nel Dicembre del 1982.
A 545mila, su stima alta di 300mila, è andata invece Double Halter, del 1961, composta da una serie di bandages rossi vermiglio ed esposta a Milano nel 1964 alla Galleria dell’Ariete. Insomma, anche in questo caso il Tricolore si difende, eccome, sul mercato degli Stati Uniti. Che piazza un record anche per un Cowboy di Richard Prince, a 701mila dollari, e che conta tra gli higlights anche il losangelino Ed Ruscha, che con il suo Wee Wee del 1967 raddoppia le stime, uscendo a 413mila dollari.














