Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Sta dimostrando una grande attenzione Milano, per i suoi scultori legati alle tematiche sacre. Luciano Minguzzi, Floriano Bodini, Giacomo Manzù, Virginio Ciminaghi e Francesco Messina sono i cinque grandi nomi che “debuttano” mercoledì al Museo Diocesano, che riapre dopo alcuni mesi di manutenzione. Sono parte dell’esposizione permanente di opere plastiche provenienti dalla Collezione Walter Fontana, ex senatore e Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Accademia di Brera, che aveva raccolto un grande nucleo di opere di autori lombardi del XX secolo -direttamente dagli artisti o tramite le storiche gallerie milanesi dell’Annunciata e del Milione- e di cui un altro prestito è attualmente in mostra al MA*GA, nella mostra di Villa Reale a Monza. Una testimonianza, in questo caso, di un periodo storico preciso, fatto anche di riavvicinamento tra arte e committenza ecclesiastica, ispirato dal Concilio Vaticano II, svoltosi dal 1962 al 1965 sotto i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI, ritratto anche da Bodini.
Di Minguzzi in mostra vi saranno anche i bozzetti per la quinta porta del Duomo di Milano, ex aequo con le formelle di Lucio Fontana, realizzate nel 1965 con il concorso indetto dalla Veneranda Fabbrica del Duomo. Di Manzù sarà presentato il bassorilievo raffigurante la Morte di Santo Stefano, variante del rilievo inferiore destro della Porta della Morte in San Pietro a Roma, nata dall’amicizia tra lo scultore bergamasco e Papa Giovanni XXIII. E poi Francesco Messina e il suo allievo Virginio Ciminaghi, rispettivamente con un San Giovanni Battista in cera e un bassorilievo.
Un nuovo tributo a una corrente che a Milano in questi giorni, anche tramite il Parco delle Sculture dell’Idroscalo, sembra essere tornata alla luce con la sua aura esistenziale.














