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Il Colosso di Prora, monumentale complesso edilizio lungo più di tre chilometri sito in Germania, fu ideato nientemeno che dal Führer in persona durante il Terzo Reich. Il luogo fu concepito come struttura di villeggiatura, paradiso terrestre per lavoratori in vacanza. A guardarlo bene di vacanziero ha ben poco, c’è da chiedersi cosa Hitler abbia visto in questa spiaggia del Mar Baltico, ben lontana dai tropici o da Cancun.
L’edificio non è mai stato concluso nella sua interezza e dopo la fine del Nazismo passò brevemente in mano all’Armata Rossa prima di diventare una caserma per l’esercito della Germania dell’Est.
L’interesse di una società immobiliare per il complesso, che dovrebbe essere convertito in struttura turistica seguendo il progetto originale, ha riacceso il dibattito in Germania circa la “Vergangenheitsbewältigung”. Questa lunghissima e impronunciabile parola è il termine usato dai tedeschi per indicare il modo in cui una Nazione dovrebbe fare i conti con il proprio passato oscuro.
Cosa fare con gli edifici costruiti durante la Seconda Guerra Mondiale sotto il Nazismo? Il popolo tedesco su questo argomento si divide: da una parte coloro che considerano queste opere architettoniche alla stregua di qualsiasi altra struttura storica da tutelare e magari riconvertire; dall’altra i tedeschi che vedono in quei luoghi solo il simbolo di una pagina tragica della loro storia.
Ovviamente secondo le società che hanno rilevato la struttura, non c’è nulla di sbagliato nella rinascita dell’edificio, vedendo in esso un appetitoso business. Ma non tutti sono d’accordo, chissà se queste considerazioni vinceranno sulla speculazione edilizia. (Giulia Testa)










