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L’on. Vittorio Sgarbi presentando a Trieste la mostra Histria, opere d’arte restaurate da Paolo Veneziano a Tiepolo (inaugurata presso il Museo Revoltella alla presenza del benedicente ministro Buttiglione), dopo aver lanciato le solite ―e ormai scontate― frecciatine polemiche al diletto Urbani, ha sottolineato nel suo intervento l’importanza dell’operazione culturale sottesa alla mostra. Si tratta di opere collocate nel territorio istriano e culturalmente italiane (di scuola veneta e veneziana) che sono state raccolte per motivi di sicurezza e di tutela del patrimonio, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, grazie ad una legge voluta dal ministro Bottai e per lunghi anni chiuse in casse nel romano Palazzo Venezia per motivi di opportunità politica ed evidenti sensi di colpa dei ministri che si sono succeduti.
Sgarbi ha sottolineato l’importanza di restituire ciò che è stato celato per opportunismo alla luce degli occhi. Considerata la palese miopia mostrata dal noto critico durante la conferenza stampa, sarebbe anche opportuno che qualcuno si occupasse di restituire la vista a Sgarbi… (d.c.)
Histria, opere d’arte restaurate da Paolo Veneziano a Tiepolo
fino al 5.I.2006
Trieste, Civico Museo Revoltella, via Diaz 27
ingresso € 7, ridotto € 4
feriali 9.00-13.30, 16.00-19.00; chiuso il martedì
domenica 10.00-13.00, 13.30-19.00
per informazioni 040 6754350, 040 6754158
[exibart]










Considerata la palese miopia mostrata dal noto critico durante la conferenza stampa, sarebbe anche opportuno che qualcuno si occupasse di restituire la vista a Sgarbi… (d.c.)
Non ho capito il senso, era una battuta spiritosa certo indelicata nei confronti delle persone costrette a usare gli occhiali, siamo rimasti a “quattrocchi e due stanghette” come critica intelettuale? Comunque doversi avvicinarsi a un testo per riuscire a leggerlo è indice di palese presbismo.
veramente un presbite se non ha occhiali tende ad allontanare un testo per mettere a fuoco…Sgarbi è miope come una talpa e la cosa non mi pare così disonorevole.
avete un sense of humor che ve se magna
Povera Italia a commentare così un evento di tale levatura! E forse anche povero Vittorio Sgarbi a aver perso autorevolezza fino a questo punto…Oppure bisogna pensare che notizie così veicolate fanno molto “trendy”, collegate alla qualità dei programmi spazzatura…articoli spazzatura…uomini…az..ecc.ecc…E la cultura, quella vera? Quanti vanno in Istria e non sanno quanto sia veneziana? E quando si saprà e per merito di chi, che c’è stato pure lì un Rinascimento che ha sfornato uomini di spessore? Le pietre d’Istria non sono solo quelle delle “casite” di tradizione contadina (ma che brutto connubbio con la mostra raffinata al Revoltella), ma anche quelle più rappresentative dei castelli (+ di 100 in una terra così esigua)e dei palazzi di conti e marchesi. Ma andarlo a raccontare, anche di qua, significherebbe sminuire la cultura slava che vuole predominare in modo aleatorio con arroganza, soffermandosi in quel poco che ha e in quel poco che ci vuol rubare facendolo passare per suo. C’è ancora tanto bisogno di onestà e…pulizia, come quella del restauro dei nostri meravigliosi capolavori!!!
A proposito, se dovessero ritornare al loro posto diventerebbero opere degli sloveni Zivic(Vivarini), Venetic(veneziano),Tiepolic, Mesic(Carpaccio, la cui casa a Capodistria vogliono eliminare),Terilic, Ponconic ecc…Bello, no? Così come è successo che Marko Polo è diventato croato assieme a altri che non nomino…Meditate gente, meditate! I tempi non sono ancora maturi!
(Ma vuoi vedere che ora passerò per una fascista?)….
Nevia
cara nevia, ero presente alla conferenza stampa dell’evento in cui -a ragione- si è insistito sull’appartenenza culturale italiana delle opere. questi sono semplicemente i fatti: la storia (anche dell’arte) ce lo testimonia. le speculazioni politico-nazionalistiche sono delle semplici ed orrende croste ideologiche che si depositano sulle opere, di cui si servono per alimentare le ragioni della propria parte.
l’operazione intelligente cui si è prestato sgarbi quando era sottosegretario è quella di ridare alla luce ciò che l’oblio politico aveva per troppo tempo celato (e su questo si fondava una piccola ironia, non malevola, su chi un po’cieco rende visibile agli occhi, ma a cui seguirà a breve la vera e propria recensione della mostra).
non si può non condannare cambi di nomi, slavizzazioni forzate come quelle cui lei fa riferimento. il nazionalismo slavo (come qualsiasi nazionalismo) è stato orribile e sappiamo con quale dolore lancinante e lacerante molti esuli vivano ancora. a loro, anche in nome della verità artistica va il massimo rispetto.
Grazie a Daniele per aver chiarito l’ironia celata. Ancora due cose:
1)A Vittorio tutta la mia profonda stima e riconoscenza per quello che ha fatto, da istriana gli vorrò eternamente bene, grazie.
2)E per le tele: interessante riportarle al loro posto, ma con la garanzia che possano testimoniare la cultura italo-veneziana in Istria di quel periodo, in modo predominante e non subalterno, come si vuole proprio oggi far apparire…(appunto, i tempi non sono ancora maturi). Purtroppo i nazionalismi sono duri a morire e pretendere il salto all’Europa con chiare idee democratiche è un po’ utopia…
Va benissimo che abbiano riportato alla luce le tele che grazie al averle tolte da dove stavano si sono salvate. Non dimentichiamoci como furono distrutte quelle rimaste, in particolare le tele che stavano nella chiesa maggiore di Capodistria, tra le quali un Tintoretto. Pero, come la religione era l’oppio dei popoli, bisognava liberare gli istriani dalle loro precedenti perdizioni. La statua di Tartini a Pirano, del settecento, si poteva ammirare negli anni 60/70 con il volto cambiato, dove avevano messo una placca di cemento con le fattezze di Tito…., simpatico vederlo in abiti del ‘700 con un violino in mano….
Pero spero di aver capito male, si stà pensando riportare i dipindi in Istria??? Sarebbe una follia, inoltre, quei dipindi appartenevano alla comunità italiana e a particolari collezionisti che erano italiani, per cui, dovendo questi aver lasciato quella terra, è più che giusto che anche le tele trovino una nuova collocazione in Italia.
non sempre “com’era e dov’era” è un buon principio. pensiamo all’obelisco che abbiamo rispedito in etiopia: di sicuro roma non era il suo posto. ma che inporta? non è li a testimoniare anche la tragica avventura coloniale del nostro paese con le sue razzie e i suoi orrori? stupidi noi che abbiamo cercato di correggere gli errori della storia!qualcuno del british si sogna di restituire alla grecia i fregi del partenone? il mausoleo di pergamo non è a berlino? e si potrebbe andare avanti all’infinito (e noi italiani avremmo molto da recriminare).
no, no. si deve dare visibilità alle opere e gli orrori della storia (compreso i titi col violino) devono essere li a testimoniare i fatti negativi e dolorosi dell’agire umano.
basta speculazioni politiche. che i quadri stiano ovunque, e correttamente assegnati (non ad anomali autori slavi!) e soprattutto visibili.
estimado daniele, hai completamente ragione, in fin dei conti le grandi opere sono beni dell’umanitá e tutti devono poterle conoscere, però, ci saranno sempre, almeno finché la memoria rimane viva, dei sentimenti contrari all’idea generale, forse perché certe cose rimangono testimoni di una vita ormai scomparsa. Queste tele, che ancora non conosco, sono le poche cose che rimangono di una realità storica, molto amata per chi come me ha le sue radici in Istria. Pensi che i croati o sloveni hanno l’intenzione di ritornarci le case che ci hanno tolto? le terre? i quadri che tenevamo alle pareti? o le porcellane di mainsen que mia nonna collezionava con molto amore? Certo, adesso stó mettendo i miei problemi personali che in realitá contano poco e son giá da dimenticare, peró, forse, quei quadri sono uno dei pochi testimoni della nostra vita in istria, non farebbe certo piacere che terminassero in un museo della capitale croata como loro patrimonio. Son sentimentalismi, però l’arte è espressione di un sentimento, e bisogna saperla usare anche per dire no a certe situazioni….
Daniele…Luigi…siete stati stupendi. Come vorrei conoscervi! I miei più vivi saluti.